E dire che con lo scorso American Idiot ci avevano provato e, in parte, ci erano riusciti a recuperare un'aura di pseudo maturità. Ok, era tutta una montatura fatta di produzione studiata alla perfezione e il messaggio politico era dei più sterili e puerili. Ciò non di meno, sull'onda di quel successo bilionario, le sorti possono sempre peggiorare e loro sono sempre i soliti stronzi.
Il breakdown te lo fanno 2 quarantenni che fanno le smorfie e 1 che inganna gli anni (e bene). Gente che ti dichiara che essere punk con la ferrari e una vita upperclass è realmente possibile. E, per giunta, lo è grazie a un AOR senza vergogna, ballad che riciclano le solite loro (peggio 21 Guns ruba il ritornello a All The Young Dudes di Bowie) e soprattutto anthem punk post-Blink 182, ovvero quando essere punk diventò una faccenda da bambini pure sotto i quattordici e squali senza scrupoli pronti a sodomizzarli fino all'ultimo centesimo.
Per chi ascolta pogo ottimizzato in studio, ideale al passaggio radiofonico, dovrebbero inventare delle spalline da football americano apposite. Lo dico a tutti quelli che potrebbero produrle. L'idea è gratis.
E naturalmente tra un TRL e un pimpante Pastore a intervistarli sarà un successo. L'importante è capire che il target non siete voi ma loro, i poppanti. Non fate pedofilia, andateci di Ramones o fatevi un giro sull'iguana. Ma anche li, fate a meno di leggervi l'ultimo articolo sulle droghe di Rolling Stone.
(3.0/10)
Scheda: Green Day
Pubblicazione: 29 Maggio 2009
File under: punky pop
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