Recensione
Here I Am Groundation
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roots reggae Voti redazione e staff

Groundation

Here I Am

Naive

Facile e veritiero affermare che i Groundation stanno agli U.S.A. come gli Africa Unite al nostro paese: entrambi sono gruppi composti da bianchi che trafficano con la battuta in levare, che vantano una lunga carriera alle spalle - decennale quella degli statunitensi, ormai all’ottavo album - e l’onore di aver raccolto ampi consensi per il globo grazie a un approccio al reggae classico ma non troppo. Nel senso che da Here I Am estrai per lo più carte che portano con sé il respiro di una classicità anni Settanta fatta di consapevole suono “roots”, tuttavia nel contempo si sperimenta con moderazione e bello stile pur non concedendosi astrattezze dub. Eloquente l’apertura Run The Plan, sette minuti di passo cammellesco rigogliosi di fiati che si aprono dopo una lunga intro di sapore jazz. Rimarrà l’articolo migliore in assoluto di un’ora baciata da una robustezza d’insieme oggigiorno rara e pertanto da lodare.

Nel prosieguo la tecnica esecutiva si racconta infatti pertinente e fantasiosa e la cura del particolare impreziosisce una calligrafia fluida, capace di maneggiare le regole del manuale nelle innodiche You Can Profit e So Blind, nel serpeggiare di Time Come e By All Means e in una solare trapunta d’ottoni e organo come Blues Away; regole poi sovvertite con Not So Simple, attacco prossimo alla fusion e snodarsi sorprendente però accorato, con un’adeguatamente mediorientale Golan To Galilee e l’ombrosa title track, colpita al cuore da una tromba davisiana. Si approda a fine programma persuasi e, se proprio non è amore causa qualche leggero eccesso di virtuosismo, rimane senz’altro una solida amicizia. Del resto, chi conosce la storia e ne fa buon uso è da sempre tra i beniamini di chi scrive.

(7.0/10)

Scheda: Groundation

Pubblicazione: 25 Maggio 2009

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Giancarlo Turra
Giancarlo Turra (Album 2009)

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