Recensione
La vedova d'un uomo vivo Morose
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folk onirico Voti redazione e staff

Morose

La vedova d'un uomo vivo

Boring Machines

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Three dei Black Heart Procession esce nel duemila. Quando viene pubblicato On The Back Of Each Day (Suiteside, 2006), personalissimo trattato dei Morose su certo folk decadente alla maniera della band di Pall Jenkins e Tobias Nathaniel, di anni ne sono passati sei da quella data. Troppi per sfruttare il momento buono di certe cadenze. Aggiungete una promozione non all'altezza per un disco che invece avrebbe meritato ben altre sorti e capirete per quale motivo la metà di voi non sa nemmeno di chi stiamo parlando in questa recensione.

Poco male, verrebbe da dire. Visto e considerato che c'è La vedova d'un uomo vivo a ricordarci chi sono Davide Landini, Valerio Sartori e Pier Giorgio Storti. Un disco cantato questa volta in italiano ma che nella sostanza non cambia di molto l'approccio del gruppo rispetto al passato. Confermando invece l'albero genealogico delle musiche – all'elenco dei progenitori aggiungete Current 93 ma anche il Nick Cave di The Carny per Il campo ha occhi, la foresta orecchi – e la statura artistica dei Nostri. Tra i pregi, oltre all'onirismo affascinante e alle citazioni letterarie sparse tra lentezze inesorabili e suoni dalla vaghezza inquietante, la capacità di trasformare una svolta epocale - il cambio di idioma di cui si diceva – in un passaggio per nulla traumatico. Anteposti ai pochi difetti, riassumibili nel ricorso a un immaginario “romantico” che talvolta vive di compiacimento misto ad autoflagellazione. Niente, comunque, che influisca sulla qualità finale di questo quarto episodio a nome Morose, che è e rimane opera originale e di spessore.

(7.2/10)

Scheda: Morose

Pubblicazione: 05 Giugno 2009

File under: folk onirico

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Fabrizio Zampighi
Fabrizio Zampighi (Album 2009)

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