Un disco evocativo, una canzone d’autore al femminile struggente e rarefatta, questa la cifra stilistica di Cortney Tidwell da Nashville, arrivata al suo secondo lavoro sulla lunga distanza. Non è per niente sudista però la sua ascendenza nonostante le origini, anche come figlia d’arte, con una madre cantante country (Connie Eaton) e essendo nipote di una delle stelle del Grand Ole Opry negli anni Cinquanta.
Infatti qualcosa della compostezza formale esibita con maestria sfugge al suo controllo, di tanto in tanto, mostrando increspature e sommovimenti sotterranei. I suoi brevi trascorsi punk e goth riaffiorano qua e là musicalmente, in alcune atmosfere percussive cupe e metalliche, lievemente ossessive; ma è essenzialmente una vena lirico-melodica di chiara derivazione dream pop/shoegaze con derive post rock che la caratterizza nella sua essenza. Una Hope Sandoval allora o una Liz Frazer più cantautorale, anche una Bjork meno arzigogolata e più diretta, con la musicalità sospesa di una Laura Veirs al suo meglio.
Una sintesi la sua ben bilanciata di questi elementi, fra compostezza ed impeto, a cui l’elettronica fa da sottotrama sonora. Da seguire con molta attenzione.
(7.2/10)
Scheda: Cortney Tidwell
Pubblicazione: 07 Giugno 2009
File under: songwriting
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