Recensione
Grand Piano Intercity
Cover image
emo indie pop Voti redazione e staff

Intercity

Grand Piano

Intervista Music

Bookmark and Share Gallery

Un tempo c'erano gli Edwood da Brescia, oggi - stemperata la vena indie shoegaze verso una emotività melodica in italiano, sintonizzandosi su un'onda che pare montante nel Belpaese - ci sono gli Intercity. Nel caso specifico va segnalata la peculiarità di una proposta capace di foderarsi d'un bozzolo onirico e stralunato, con quei testi come collanine febbrili e sordidelle infilzate a mo' di cut up, cantati con lo struggimento balzano d'un Jason Lytle ipnotizzato Rosario Di Bella.

A proposito di Grandaddy, capita di pensare ai loro inneschi (Odio Anversa) e alle loro palpitazioni prog futuristico/post-moderne (Cerbiatti), così come altrove ti sovviene l'arte pop wave-nouveau dei Notwist (Pomeriggio alcolico, Sei stata compagnia), con le chitarre ora veementi ora impegnate in un trillare luccicoso, con le tastiere carezzevoli o acidule, il tutto casomai bagnato in un abbandono poetico e morbosetto come potrebbero i cuginetti decadenti dei Perturbazione (Caterpillar Music, Manhattan) o i nipotini svenevoli dei Marlene Kuntz (Racconti di dischi).

Al momento non è una band da strapparsi i capelli, ma in questi tredici pezzi c'è una ragion d'essere tanto tenace quanto obliqua, ed è il motivo - credo - per cui attraggono oltre i loro apparenti meriti.

(7.2/10)

Scheda: Intercity

Pubblicazione: 09 Giugno 2009

File under: emo indie pop

| Archivio
Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2009)

Rss
copertina pdf #91