Napoli, sei guaglioni, rock'n'roll. Dal 2004 covano fregole garage e wave, psych e punk, brit e power-pop. E si sente. Questo Street Politics è un dbeutto e un frutto succoso, c'è polpa e c'è voglia di metterla sul piatto ché il momento buono di gustarla è ora. Chitarre che spingono senza riguardo, che incrociano ruggini piuttosto acide oppure morbidamente impegnate a pettinare ballads visionarie, il petto sempre pieno di quella cosa che ti fa stare dritto e ficcare lo sguardo nel cuore in subbuglio delle cose, cantandone per come si può - con lirismo selvatico nella voce - la propria versione.
Certo, gli capita di crogiolarsi un po' troppo in certi guazzabugli Verve più espedienti che altro, ma il piglio con cui si disimpegnano Kinks, Dylan e Dream Syndicate, l'avventatezza Lydon prestata alle cavalcate Gun Club e ai lirici turgori Guided By Voices, il coraggio di ibridare Thin White Rope e Ultravox! oppure The Who, Beatles e Small Faces sono segni inequivocabili di un'attitudine che è puro carburante rock.
(7.2/10)
Scheda: Starframes
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