Recensione
Summer Of Hate Crocodiles
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noise-pop Voti redazione e staff

Crocodiles

Summer Of Hate

Fat Possum

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Americani che puzzano d’Inghilterra fino al midollo questi Crocodiles, come se l’assolata California da cui provengono – San Diego, ad esser precisi – fosse la propaggine occidentale di uno shire britannico.

Brandon Welchez e Charles Rowell erano rispettivamente voce e chitarra dei misconosciuti e bellamente ignorati punk sandieghini The Plot To Blow Up The Eiffel Tower e sentirli ora sotto le nuove vesti fa decisamente uno strano effetto. Se provenienza e frequentazioni farebbero propendere subito per il calderone shitgaze o al limite synth-pop in lo-fi (stessa città e stessa etichetta di Wavves, tanto per fare un nome), è più lecito inserire il duo nel filone bubblegum-noise alla No Age, non a caso i principali sdoganatori del suono Crocodiles quando questo non era che agli inizi. Rispetto agli ex Wives, però, i Crocodiles sono ancora più inglesi e non solo per il nome rubato ad un album di Echo & The Bunnymen, quanto per quel gusto della depravazione che porta le melodie pop ad essere immerse in feedback, delay, echi spacey, riverberi dopati, drumming distorto e cavernoso alla maniera dei Jesus & Mary Chain. I Wanna Kill (vero e proprio outtake da Darklands) e Sleeping With The Lord sono esplicative di questo procedere, ma è tutto l’album e l’immaginario dei due ad odorare di Inghilterra secondi anni ’80.

Shoegaze lo chiameremmo se fossimo indietro di qualche lustro; art-punk renaissance, l’ha definita troppo enfaticamente Rolling Stones. A dirla tutta di originalità ce n’è ben poca e i rimandi al deja-vu sono piuttosto evidenti, ma è innegabile che, complice anche la nostalgia che ci avvolge sempre più spesso, un colpetto al cuore i Crocodiles lo mettono a segno.

(6.8/10)

Scheda: Crocodiles

Pubblicazione: 27 Maggio 2009

File under: noise-pop

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Stefano Pifferi
Stefano Pifferi (Album 2009)

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