Recensione
Mirrorball John Foxx, Robin Guthrie
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dream ambient Voti redazione e staff

John Foxx, Robin Guthrie

Mirrorball

Metamatic

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L’incontro tra Robin Guthrie e John Foxx non si direbbe poi così peregrino. Il dream pop dell’ex-Cocteau Twins, e la sua successiva prosecuzione solista strumentale essenziale non sono dissimili, se ci si riflette, dai variegati percorsi di Foxx, tra techno pop degli ultimi album, ambient e misticismo, si veda la serie Cathedral Oceans. L’idea della collaborazione tra i due è nata nel 2005 quando entrambi si sono esibiti a un concerto di Harold Budd, con il quale hanno lavorato in periodi diversi.

Mirrorball allora segna l’incontro tra le loro personalità artistiche  sospeso com’è tra musica da “chiesa” in senso lato, permeata cioè del misticismo non religioso che li contraddistingue evidentemente entrambi e ambient. L’incontro tra i layer chitarristici assai pregnanti di Guthrie, i riferimenti al canto gregoriano, la moltitudine di stratificazioni sonore, il cantato astratto di Foxx (non in inglese, bensì in un linguaggio inventato che richiama il latino) ne fanno un disco non facilissimo ma allo stesso tempo non di difficile ascolto.

Evocativo ed etereo, Mirrorball si pone allora perfettamente sulla scia delle ultime ricerche foxxiane con in più la forte impronta musicale del sodale Guthrie, un incontro a metà strada tra i due. Un riuscito ed affascinante connubio.

(7.3/10)

Pubblicazione: 29 Maggio 2009

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