Recensione
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Genere

elettronica

Data di uscita

Aprile 2005

Pubblicazione

01 Aprile 2005

Autechre

Untilted

Warp Records

Il ritorno degli incomunicabili in un mondo parallelo senz'anima e volto; il cocciuto come back d'architetture complesse non-ritmiche, frullate, electrocentriche, figlie dirette d'un codice intrasmissibile e forse per questo complicatissimo. Nessun sopralluogo in capannoni abbandonati da raver, nessuna fascinosa ricerca attraverso ambienti e architetture lontane dalla vita, non fusioni di elementi quali ferro e fuoco e nemmeno sguazzi in liquidi amniotici alieni; nessuna Rsdio (Tri-Repetae), VI Scose Poise (Confield), e Surripere (Draft 7.30) ad accogliere l'ascoltatore-astronauta alla caccia di timbri mai sentiti prima, al loro posto gineprai di scansioni bidimensionali, snobistici grovigli tentacolari, convulsi zapping polirtmici e gelatinosi. Non avendo a che fare con nulla di tutto ciò, Untilted rappresenta il probabile compendio di una carriera, l'album nel quale il prefisso aut acquista un senso compiuto e, forse per questo, definitivo.

Con tutta l'aut-orità di una siffatta certosina ricerca sul ritmo, l'ultima fatica del duo (che da sempre si arrovella su questi temi) risulta così nel bilico del rètro: da una parte, come muse fatue di un cosmo inane, ritornano le melodie sparute e alla deriva proprio come non se ne sentivano da anni, dall'altra brani come LCC, Ipacial, Pro Radii e Fermium riprendono suggestioni ben note agli appassionati di Amber, Tri-Repetae e EP7; tuttavia, rispetto a quei lavori, l'ascolto è tra i più ostici, reso sicuramente difficoltoso dalla durata impervia di queste composizioni (quasi tutte di durata superiore agli otto minuti) e dalla mancanza di un brano dal marchio distintivo.

Probabilmente migliore rispetto a Draft 7.30 e certamente più focalizzato rispetto a Confield, non si può negare a Untilted l’effige di intrigante cubo di Rubik la cui pesante lacuna è legata indissolubilmente all'ostinata, caparbia, testarda e insistente caponaggine dei suoi autori; in quello stordirsi in nugoli cartilaginosi, in quell'imbottirsi di sostanze di non-vita, in quel continuare a fagocitare micro liquami sonici triturati, spezzati, grattati, sciolti (in quel indurre il recensore ad essere altrettanto pesante da leggere…).

Fa solo rabbia ascoltare una traccia come Submit (l’ultima del disco), nella quale un’efficacissima trasfigurazione hip hop viene fagocitata in un delirio infinito di trastulli di circa dieci minuti. Per tutti questi motivi, Untilted rappresenta un logorroico ma (alla fine) innocuo marchingegno.

(5.5/10)

Scheda: Autechre

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2005)