Recensione
The Weaver’s Daughter Gray Field Recordings (The)
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dream folk Voti redazione e staff

Gray Field Recordings (The)

The Weaver’s Daughter

Anticlock

Rebecca Loftiss è una solitaria ragazza, probabilmente figlia di immigrati polacchi, originaria di Stillwater, piccola centro campagnolo dell’Oklahoma. Rebecca manda avanti in proprio una piccola etichetta chiamata Anticlock, condivide con il marito Frank Suchomel già attivo in proprio come Inalonelyplace il progetto Language Of Light, ma soprattutto si esprime in proprio dietro l’appellativo Gray Field Recordings. E’ certamente una figura elusiva, che si tiene volutamente in disparte. Esisteranno si e no due foto, che la raffigurano per altro con una corona di spine e come se non bastasse, in un’epoca di iperpresenzialismo underground, riduce al minimo la sua produzione discografica. Il precedente disco, Hypnagogia nel 2005 aveva goduto anche di un ottimo riscontro di critica, ma da allora più nessun segnale. 

Arriva quindi a sorpresa un seguito a quel lavoro, in una maniera silenziosa, quasi di nascosto. Musica del genere chiede di essere trovata, non viene lei da te. The Weaver’s Daughter è per altro una faccenda al quanto complessa e ostile ed è destinato ad essere consumato dai pochi che sapranno dedicargli quel minimo di predisposizione che richiede. Gli altri probabilmente lo troveranno tedioso. Sorta di concept album dedicato a Seigul Polk, il nonno di Rebecca che fa bella mostra di se in una foto in bianco e nero all’interno dell’artwork del disco (chiuso per altro con tanto di cera lacca e timbro, come un oscuro grimorio del trecento…) il disco conferma il trademark dei precedenti lavori, ovvero quello di una musica dalle cadenza morbidamente folk e oscuramente dream, con più di qualche connessione con gli episodi più onirici della 4AD, This Mortal Coil e His Name Is Alive in primis. 

Detto che la maggioranza dei brani vive su un fascinoso, ancorché morboso, spoken word non distante da quello dei Meanwhile Back In Communist Russia, The Weaver’s Daughter è un disco che eccelle nel bozzetto dreamy in una maniera che farebbe gioire David Lynch, cui moltissimi momenti farebbero rima se sonorizzati da queste musiche. C’è un certo gusto per un’elettronica di arredo, molto riverberata che oscilla come i carillon abbandonati e ritrovati nelle soffitte (The Weaver’s Daughter). A volte si propende verso una pantomima del macabro che cita gli ultimi Coil (Tiny Music) in altre si incede a due passi da una vera e propria paesaggistica del sogno, con l’uso di voci filtrate, field recordings, campionamenti  e minimali inserti strumentali (In Milky Twilight). 

La peculiarità di R. Loftiss è sicuramente quello di architettare astratti e gracilissimi haiku dream-folk, che irretiscono proprio in virtù della loro semplicità. Il capolavoro è probabilmente l’inserto di un brano del repertorio folk, datato 1960 e scritto da Max Hunter, intitolato Wake Up, Wake Up, You Drowsy Sleeper cantata da Olivia Hauser, che introduce Transmissions From The Terminal un origami folk che presto evapora in una eterea nube ambient. Una musica del genere, oggettivamente, appartiene alle ore notturne, come lo sono le ninna nanne.

(7.5/10)

Pubblicazione: 27 Maggio 2009

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Antonello Comunale (Album 2009)

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