Recensione spot
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Genere

acid voodoo

Data di uscita

Maggio 2009

Pubblicazione

27 Maggio 2009

Sylvester Anfang II

Self Titled

Aurora Borealis

C’è del marcio nelle Fiandre e i Sylvester Anfang ne sono i profeti. La stramba compagine che muove le fila della Funeral Folk si ridefinisce dalle fondamenta, passando alla fase numero due delle sue gesta. Ergo ingresso in formazione del meglio del peggio della scena psych-out belga, nelle vesti di Clay Ruby (Davenport, Burial Hex), Stef Anus (Kiss The Anus Of A Black Cat), Father Sloow (l’uomo dietro la Sloow Tapes) e Bram (Ignatz) con conseguente cambio di registro. 

Se il difetto maggiore fino ad ora era stato quello di muoversi eccessivamente entro i confini del genere, con architetture psichedeliche e tipico piglio weird-folkish da anni 2000, ritagliandosi un minimo di spazio giusto in virtù di una certa vena agreste e ironicamente pagana, ora la faccenda si fa più seria, propendendo per una maschera psichedelica molto più raffinata e spregiudicata. Il merito principale sembra essere di Ernesto Gonzalez venezuelano di origini, immigrato in belgio e autore in proprio di osceni congegni per chitarre effettate con il moniker di Bear Bones, Lay Low. E’ con il suo arrivo che si passa ufficialmente ai Sylvester Anfang II, come già dimostrato l’anno scorso da un’infernale jam modello Ummagumma (Offerbloed Van De Maansekte) messa in uno split con Burial Hex. 

Gonzales indica alle chitarre la corrente da seguire, scioglie il flusso e ancora le gesta della band ad un taglio più canonicamente psichedelico. Su brani fiume come Na Regen Komt Zondvloed o The Devil Always Shits in the Same Graves part I e II sembra di ascoltare il Jimi Hendrix di Third Stone From The Sun invischiato in qualche palude oscura del nord Europa, con tutta quella ritmica da cerimoniale voodoo che fa tanto esoterismo anni ’70. Il meglio arriva proprio seguendo questa linea di condotta, con la lenta e mantrica danza macabra di Ossezaaddans o quando si taglia maggiormente verso l’estasi più kraut, in particolare nei brani di mezzo, quando si rimane accecati dalle visioni Ash Ra Tempel di Burkelbose Boom van de Eerste Menstruatie. Il resto del carattere della band rimane immutato, a partire dall’incredibile artwork in odor di black metal opera di Willem Moorthamers e dall’ironia maligna in odore di sberleffo che unisce Anton LaVey e Kenneth Anger, i Mayhem e le migliori birre trappiste.

(7.7/10)

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Antonello Comunale
Antonello Comunale (Album 2009)