Recensione
In A Dark Tongue Harvestman
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psych rock Voti redazione e staff

Harvestman

In A Dark Tongue

Neurot

Più passano gli anni, più Steve Von Till sembra andare alla ricerca di qualità mitiche e primitive per la propria musica. Come se stesse cercando le chiavi per aprire il cuore stesso della propria missione d’artista. Quindi non sorprende, che messa da parte la forma più canonicamente folk generalmente riservata per le uscite soliste a proprio nome, viri la psichedelia del progetto Harvestman lungo le coordinate primigenie del folk. Questo non vuol dire che ci troviamo di fronte ad un disco folk, quanto ad un disco che gira intorno all’idea del folk. 

Von Till evolve la formula della sceneggiata per chitarra psichedelica lasciando i precedenti esperimenti compiuti nel settore, a partire dai vecchi Culper Ring, molto indietro. Cita gli Hawkwind nei brani più infuocati come By Wind And Sun  e The Hawk Of Achill, gli episodi principali intono a cui erigere astratti brani di un folk idealizzato come fonemi di un linguaggio universale. Si spiegano così gli umori zen per giardinetti giapponesi di Music Of The Dark Torrent, il focolare notturno che riscalda nel più fitto del bosco di Birch-Wood Bower e ancora il Neil Young radiografato sullo sfondo della Monument Valley in Eibhli Ghail Chiuin Ni Chearbhail.

Permane un taglio grezzo che sa di heavyness, sia nei bozzetti più dark come Carved In Aspen e Light Cycle che nei frangenti più space rock, come nelle frequenze cosmiche della title track. Il risultato finale è un disco che fa coppia con gli esperimenti di Steven R. Smith dietro il moniker di Ulaan Kohl. Sono uomini soli che sfidano il mondo armati solo della propria chitarre e di un manipolo di effetti. La solita, cara, vecchia storia.

(7.0/10)

Scheda: Harvestman

Pubblicazione: 28 Maggio 2009

File under: psych rock

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