Recensione
La stanza di ardesia Betularia
Cover image
wave psych Voti redazione e staff

Betularia

La stanza di ardesia

Suoni Sommersi

Oltre un decennio speso a battere il ferro a forza di demo. Poi, nell'ormai lontano 2004, un mini CD che raccolse un bel po' di consensi tra addetti ai lavori e stampa specializzata. Infine, i labronici Betularia esordiscono con un album che trasuda consapevolezza di mezzi e obiettivi da band matura. Presi per mano "artisticamente" da Gianni Maroccolo, i cinque snocciolano dodici ballate a base di chitarre turgide e vibratili, ritmiche apprensive e synth vaporosi, sorta di wave-folk-psych tra CSI, U2, PIL e Pink Floyd altezza Animals, con neanche troppo vaghe propaggini tese verso esiti pop-prog. La proposta è strutturata e densa ma invero un po' monotona , non ultimo per i testi immancabilmente sintonizzati su frequenze "alte", tono solenne e indolenzito prendere o lasciare.

Ma c'è generosità e una certa competenza, uno spendersi con la giusta convinzione e intensità, tanto che alla fine accadono situazioni affascinanti quali Etere Fluido (chitarra effettata e synth come una mischia Zamboni-Gilmour, quel basso duttile da nipotini di Sylvian nelle strofe, l'enfasi accalorata del chorus a ricordare i CSI di T.R.E.), Sagome (ipnosi Eno, filastrocche ferrettiane e sferzate Marlene Kuntz) e T.C.S. (estatica tensione funk-rock, echi Pearl Jamtra incanti sintetici imbizzarriti wave). Ne esci con la sensazione di un magma sonico di indubbio impatto ma bisognoso di sfrondare, di affilare, di spostarsi verso un centro di gravità estetico più essenziale. Attendiamo fiduciosi.

(6.4/10)

Scheda: Betularia

Pubblicazione: 07 Marzo 2008

File under: wave psych

| Archivio
Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2007)

Rss
copertina pdf #91