Il problema della drone music e in particolare dell’elettroacustica di ricerca, è sempre stato quello di propendere verso un’impostazione eccessivamente accademica, dimostrando spesso una maggiore attenzione per il mezzo di produrre musica piuttosto che per la musica stessa. Per apprezzarne i risultati quindi, un requisito minimo sarebbe quello di essere disposti alla concentrazione, allo sguardo minuzioso in direzione della filigrana dei suoni e del modo con cui vengono prodotti.
Gregg Kowalsky non è esente da queste questioni come dimostrano le sue passate produzioni su etichette come Root Strata e la stessa Kranky, ma sembra essere arrivato ad una sorta di compromesso con se stesso in virtù della quale le sue ipotesi di metodo e le sue sperimentazioni sul mezzo non svalutano la comunicatività della sua musica, seppur sempre di settore. Tape Chants è l’ultimo disco di una serie che sperimenta l’uso dei nastri, con un occhio all’interazione tra analogico e digitale, ponendosi su un crinale molto attuale.
Un po’ di tempo fa su queste pagine non a caso parlammo di elettroshifting. Sul modus operandi seguito e sulla visione da perseguire è chiarissimo lo stesso Kowalsky: “Stavo cercando un nuovo metodo per comporre e suonare, in modo da allontanarmi dal regno del digitale. Mi sentivo limitato dalle infinite possibilità della produzione digitale. Ho passato due anni sperimentando con loop di nastri, registratori e cassette player, synth analogici, oscillatori, mixer, microfoni e varie fonti acustiche di suono. Attraverso questi esperimenti ho sviluppato una serie chiamata Tape Chants, che è composta da performance live e composizioni che usano i nastri come fonte principale, così come gli speaker mono di svariati player di cassette”. Il risultato finale è una affascinante distesa ambientale che fa tesoro della progressione continua dei nastri, del lento protrarsi di rumori di feedback e di sottofondo.
Come una sorta di rappresentazione ideale di un nastro perfetto. Da qui il lentissimo climax che contraddistingue tutte le composizioni, così come il continuo lavorio di suoni trovati e campionati che animano continuamente questa sorta di tela immaginaria. Un lavoro intelligentissimo, in una sua maniera molto sottile e da scoprire, e che va a fare il paio con il debutto di Darwinsbitch su Digitalis. Non a caso compagni l’uno dell’altra.
(7.2/10)
Scheda: Gregg Kowalsky
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