Recensione
Eating Us Black Moth Super Rainbow
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melodie à la Air Voti redazione e staff

Black Moth Super Rainbow

Eating Us

Memphis Industries

Sembrano gli Air ai tempi di quel video bomba con le ragazze che giocano a ping pong. Sembrano soltanto però. In comune avranno anche il vocoder e l’armamentario tastieristico vintage, ma a Pittsburgh, Pennsylvania, i ragazzi condiscono da anni un appeal da live band con reminescenze rave (e senza farsi mancare spunti folky).

Con un suono così la novità è rappresentata dall’americanità dei protagonisti che per fortuna nostra non sono l’ennesimo gruppo UK post-Broadcast dalle parti di Warp e Too Pure. Semmai sono molto vicini ai texani Octopus Project (con i quali hanno collaborato nel 2006), ma quella è un’altra storia e il rovescio della medaglia è un altro: al quarto disco, i Black Moth Super Rainbow di melodia non ne macinano una, anzi viaggiano in un equilibrio di convenienze con il groove protagonista quando la frittata è fatta.

L’aspetto più stravagante è trovarci comunque di fronte a una band potente e d’esperienza: i begli intagli di tastiere psych, le chitarrine spacey (ma anche banjo tradizionale), il live drumming possente e le sporcate di laptop alla bisogna hanno il senso dello spazio e del colore. Esempi? Il decollo con archi sintetici alla Beatles nel finale di Born On A Day The Sun Didn't Rise, il bel riff al synth della successiva Dark Bubbles, gli inserti noise dentro ad American Face Dust. Al desk, ok, c’è sua eminenza Mr Dave Fridmann e spiega un po’ di cose, però però bisognava frenare la voglia pop, tutto qui. Twin Of Myself è il brano migliore del lotto ed è una spanna sotto la media delle dream band inglesi. Non ultimo: le melodie si somigliano troppo. Si rischia il diabete.

(5.5/10)

Pubblicazione: 26 Maggio 2009

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2009)

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