Fin dall'inizio - dagli esordi giovanili di Radioersatz (Tomlab, 2001) - avevamo imparato a conoscerli i modi cari all'eclettica Yvonne Cornelius, d'intelligente stravaganza e di difficile derivazione. Dalla glitch-pop passando per le persuasioni etno di Tse Tse (Sonig/Wide, 2003) ai tagli songwriter di White Hats (Tomlab / Wide, 2006) è evidente come le gestualità sonore di Niobe amano collezionare influenze ed atmosfere senza lasciarsi condizionare da un'unica nuance.
A fare il punto delle tecniche collage ci pensa questo Blackbird's Echo, confermando gli amori più acustici e l'elettronica in frammenti. Le strade intraprese, quelle dai toni più intimi ed introspettivi, anticipati già ai tempi di Voodooluba (Sonig/Wide, 2004) e acquisite con consapevolezza in White Hats si consacrano nelle trame di queste dodici astute "forme canzone" rilette, come sempre, in chiave post-moderna.
Ci mancava Niobe, quell'incantato lirismo a pervadere ogni elemento, qualunque sia l'origine, dal classico duetto in acustica e voce (Silicone Soul) alle sbarazzine in raddoppi vocali (You Have A Gift) passando per i soundscapes in reverse di Time Is Kindling o le gocciolate epoche in bianco e nero (Blackbird's Echo) e grammofono (Lovely Day).
Ennesimo disco riuscito, questo è certo, non così distante da White Hats eppure premiamo questa spiazzante progressione, fluidità e tecnica. Merito di un liberato estro e di collaborazioni quali Tony Maimone (Pere Ubu), Aki Onda, Trevor Dunn, Shahzad Ismaily (Basso), Tubaloe (tuba), Eyvind Kang (arrangiamenti archi), Doug Wieselman (clarone), DJ Olive (giradischi) e David Grubbs (voce e organo) e di una voce capace d'incantare, fermare, glissare e dare colore. Stupiti e salvati dal solito grigiore.
(7.5/10)
Scheda: Niobe
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