Il trio composito inglese dedito all’invisibilità ha alle spalle un nutrito curriculum in band (Jade Fox, Polar Bear, Gramme, Zongamin, Matthew Herbert) e come sessionmen, ed arriva all’esordio non a caso sulla Accidental di Matthew Herbert, che ha anche prodotto il disco. Non sono esattamente degli esordienti allora se li paragoniamo all’età media della maggior parte dei componenti i gruppi pop inglesi.
Che di pop infatti trattasi nel loro caso, nel senso più lato ed esteso del termine. Pop ibrido rivisto e rielaborato alla luce di una sintesi postmoderna.
Ecco allora che i nomi obbligati da fare sono un bel po’, dai Radiohead elettronici passando per i Portishead storici, dall’ultimo Burial e al 2step alle commistioni prettamente Tv On The Radio, (il nome a cui di frequente sono stati accostati negli ultimi mesi), fino alla psichedelia pop degli americani Yeasayer.
E non solo: si risale agli ’80 di XTC (Constant), Scritti Politti e Liquid Liquid, ai poliritmi alla Talking Heads mediati dall’Africa sostrato comune, e ancora ad Arthur Russell, al soul funk di Prince, alla vena melodica prettamente brit pop di ascendenza comune beatlesiana, fino ai Sonic Youth e ai Battles.
Una stratificazione la loro che porta allora ad un risultato per accumulo mai fine a se stesso, il pop che si reinventa inglobando una miriade di elementi ibridi. Molto più della somma delle parti.
(7.2/10)
Scheda: Invisible (The)
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