Benga lo aspettavamo al varco. Dopo averlo sentito mixare compilation eccellenti e aver ascoltato la sua capacità di coniugare le anime dannate del grime e dell’UK-garage, il ragazzo oggi deve dimostrarci di saper tenere anche sulla lunga distanza. Non ci accontentiamo più del sensazionalismo e dello stupore di qualche anno fa. Oggi fare dubstep significa misurarsi con la scuola ‘soul’ di Burial e Kode9 o con le manine di forbice di Pinch e Boxcutter, gente che il beat te lo spara addosso, gente che sa cosa vuol dire “suonare come se non ci fosse il domani”, perché il domani sono loro. Sanno di poter sfottere il tempo, sanno poi che l’onda è alta e basta un attimo per scivolare giù dalla cresta.
Qualcuno propone soluzioni che si avvicinano ad altri generi, qualcuno si affida all’ortodossia. I primi di solito hanno la meglio, un giusto equilibrio, una strizzatina d’occhio, un atteggiamento da “blade runners” serve sempre. Il “chi va là“ del postmoderno, insomma. Benga questa tattica mutante l’incarna di brutto, conoscendo i rischi dell’iperserietà, dell’autoreferenzialità: ottime per gli adepti, ma inutili a chi del breakbeat non ne vuole sapere. Oggi il disco dubstep perfetto non può che mutare di continuo, moto perpetuo tra underground e aria di lento ma costante rinnovamento.
Il trend bipartisan apre da una parte a sensibilità e a strumentazioni electrojazz (stupenda l’apertura“così blues così downtempo“di Zero M2 e il sax distorto di B4 The Dual), dall’altra a tunnel deep iperdark (Night, appunto) o a richiami che guardano spaventosamente alla house (l’acido di E-Trips e i synth da club di Someone 20). Ci sono poi le riconferme che la matrice grime rimane marchio di fabbrica (Crunked Up, The Cut), ma le evasioni dal tracciato tengono, anzi come direbbe qualche bravo B-boy, spaccano (vedi l’onirica Go Tell Them o la minimale Emotions).
Benga è un surfer, un produttore che sa quali sono i nervi sensibili, dove andare a girare il coltello. La visione proposta da questo primo lavoro ci fa intravedere la strada nuova. Il dubstep è il piano da cui partiranno evoluzioni ancora inaspettate, sia per gli headbangers che per gli altri frequentatori occasionali dei balocchi del ritmo. Il “diario del guerriero“ segna il punto di non ritorno per qualsiasi discorso nuovo sull’elettronica. Minimalisti siete avvertiti, prima di pubblicare qualcosa di decente ve la dovrete vedere con il dubstep. Ora piu che mai, tappa obbligata.
(7.5/10)
Scheda: Benga
Pubblicazione: 17 Marzo 2008
File under: deep dubstep
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