Recensione
Lunaria Luca Aquino
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jazz Voti redazione e staff

Luca Aquino

Lunaria

Universal

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Che l'Italia sia terra di supertrombettisti apprezzati anche in ambiti (afro)americani è ormai fatto assodato. Si pensi - lasciando stare i senatori Rava e Fresu - ai Boltro, ai Bosso, ai Falzone, solo per citarne qualcuno. Apprezzati per il virtuosismo sì, ma anche per l'intraprendenza un po' sbarazzina con cui - vedi anche i casi Petrella e Bollani - impastano la robusta formazione jazz con ambiti meno ortodossi, senza paura di dissacrare la tradizione sull'altare della contemporaneità. Perché il jazz o cerca o muore.

A proposito di trombettisti e di ricerca, ecco Luca Aquino da Benevento, che dopo il già buono Sopra Le Nuvole (Emarcy/Universal, 2008) torna a proporsi come leader con questo Lunaria, dedicato a Freddie Hubbard buonanima e pervaso di più o meno febbrili omaggi, manie, devozioni. Per l'adorato ciclismo (una frenetica La Volata), per De André (una erratica Amore che vieni, amore che vai), per i Radiohead (una suadente No Surprises cantata dall'estrosa Maria Pia De Vito) e ovviamente per Miles Davis, di cui trasfigura All Blues in un circospetto delirio electro-fusion.

Si segnala la presenza del grande trombettista texano Roy Hargrove in una Nuvola Grigia che è funk-bop nevrastenico con malanimi radioheaddiani. Belle atmosfere e intuizioni melodiche in Ninna Nanna Per La Piccola Sara (dalle parti degli EST più potabili), mentre in No Casualties e Nadir, lo sposo e la fata Malika si azzarda un'avanguardia che non perde di vista il cuore.

(7.3/10)

Scheda: Luca Aquino

Pubblicazione: 03 Giugno 2009

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