Recensione
Me, Myself & Rye Russian Futurists (The)
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pop sofisticato Voti redazione e staff

Russian Futurists (The)

Me, Myself & Rye

Memphis Industries

Gran titolo per un grazioso compendio all’attività di Matthew Adam Hart, da anni responsabile con il moniker Russian Futurists di un pop ricercato e godibile. L’album in questione è una sorta di selezione, non un best of, dai precedenti lavori del canadese, qui riuniti per celebrare la distribuzione europea dei propri dischi.

La formula è semplice: una volta creata una melodia da cameretta romanticamente pop, Hart la inasprisce lievemente con riverberi e overdubs, ne detta i tempi con una drum machine à la Arab Strap e la infarcisce con coretti ora alla Beach Boys/Abba (Hurtin’ 4 Certain), ora vagamente synth-pop anni ’80 (Science Of The Seasons). Il risultato è vario: pop zuccheroso con influssi indie (Let’s Get Ready To Crumble), easy-listening orchestrale con melodie vocali che si stampano in testa (vedi il sentito omaggio a Paul Simon dell’omonimo pezzo), pezzi sghembi con campionamenti bislacchi quasi fosse una versione one man band della mai troppo glorificata Beta Band (Our Pen’s Out Of Ink). Insomma, un eclettismo da non sottovalutare, i cui riferimenti più spesso citati sono quelli a mostri pop del calibro di Flaming Lips e Magnetic Fields.

Per chi è attento alle ultime evoluzioni del pop più indipendente, Russian Futurists è un nome che non sarà sfuggito e quindi Me, Myself & Rye è ovviamente superfluo; per i più distratti l’ascolto di questo sunto può essere un buon viatico per iniziare a conoscere la musica del canadese.

(6.0/10)

Pubblicazione: 01 Settembre 2006

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Stefano Pifferi
Stefano Pifferi (Album 2006)

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