Recensione
Tempi meravigliosi Francesco Forni
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blues Voti redazione e staff

Francesco Forni

Tempi meravigliosi

Fiori Rari

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E' sufficiente dare una scorsa ai crediti e ai ringraziamenti del disco per saperne di più su Francesco Forni. Tra i nomi citati Pino Marino, Filippo Gatti, Roberto Angelini, Andrea Pesce e un po' tutta la scena autoriale romana confluita all'interno del Collettivo Angelo Mai, di cui, tra l'altro, lo stesso Forni fa parte. Un nutrito gruppo di artisti che ha colto le potenzialità della reciprocità e dello scambio libero delle idee in musica, unendo alla voglia di promuovere manifestazioni artistiche di spessore, iniziative orientate al conseguimento di una giustizia sociale reale. Il tutto nell'ottica di una concezione musicale che se da un lato rimane parto corale pur non strettamente dipendente dalle parti – la formazione è variabile -, dall'altro non rinuncia a convertirsi anche in percorsi individuali pregevoli.

Come quello del qui presente Forni, uno capace, con Tempi meravigliosi, di circoscrivere il proprio raggio d'azione a un blues acustico dal passo sicuro. Materiale che naviga in acque tranquille e senza grossi scossoni tra il Clapton versione Robert Johnson di Non Adesso e la Dead Or Alive neorealista di Blue Venom Bar, gli amori sudamericani di Fortuna e il charlestone/ragtime di Tre metri sotto terra. Con in più l'omaggio ai padri fondatori della Voodoo Child (Slight Return) in versione acustica posta in chiusura, che non sarà fedele all'originale – e mai avrebbe potuto - ma mostra un carattere e un gusto non comuni. Insomma, il blues a Roma non è solo Alex Britti con le sue vasche e i suoi settemila caffè, ma passa anche per i suoni notturni e i toni pacati di Francesco Forni. Uno che all'autostrada del pop preferisce la sterrata di una canzone d'autore alla maniera di New Orleans.

(6.8/10)

Scheda: Francesco Forni

Pubblicazione: 08 Giugno 2009

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