Recensione
Once There Were Some Quivers
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impro-rock Voti redazione e staff

Quivers

Once There Were Some

Colour Sounds Recordings

Avevamo da tempo perso i contatti con Ninni Morgia, chitarrista di White Tornado prima e Conjura poi, quando ecco che ce lo ritroviamo emigrante di lusso in quel di New York. Non con una scatola di cartone però, come l’iconografia classica dell’emigrazione dei paisà ci ha inculcato, ma con la sua chitarra in spalla pronto ad immergersi in una realtà nuova. La grande mela si sa, non nega un’occasione a nessuno, figuriamoci ad uno dei chitarristi più eclettici mai sfornati dal Belpaese. E infatti eccolo impelagato nell’ipercinesi della scienza avant-rock e free jazz newyorkese con una serie di uscite piuttosto diverse tra di loro.

I Quivers sono quelli più rock del lotto sin dalla strumentazione, essendo un quartetto dedito ad una sorta di improvvisata di matrice rock che non disdegna (de)strutturazioni free form. Le 7 tracce senza titolo di questo esordio vedono la luce per la Colour Sound Recordings del batterista Kriney, piccola etichetta dedita a tirature tanto limitate quanto curate. Garage-rock suonato da jazzheads bruciati, è una delle definizioni coniate dalla critica cittadina per definire il coacervo di suoni ed emozioni che i quattro mettono sul piatto. Non siamo poi proprio distanti dal vero quando il quartetto spinge sull’acceleratore ritmico (la parte centrale di 4 o le deflagrazioni ritmiche della conclusiva 7). Quando invece le atmosfere si rarefanno, ecco emergere l’anima più propriamente sperimentale ed improvvisativa. I suoni si dilatano verso una sorta di psichedelia liquida o di un jazz molto sui generis memore tanto dei solipsismi strumentali di Sonny Sharrock quanto di alcuni avanguardismi tipicamente (no)newyorkesi (dai Mars agli Orthrelm, con tutto ciò che c’è di mezzo).

Non è un caso che le composizioni si concentrino principalmente sulla chitarra di Morgia. Padrone dello strumento si pone al centro del quartetto e tira le fila di un suono magari non innovativo ma perfettamente calibrato e capace di sorprendere. Nella tetra ambient di 6 la chitarra di Ninni diventa mero oggetto sonoro e sembra rimandare ad un Eno abbandonato nel bosco di “The Blair Witch Project”. Altrove (5) singhiozza quasi fosse autistica tra sbuffi e strappi, mentre duetta con la voce di Marie, anch’essa puro suono incastonato tra altri suoni. Ottimo, non c’è che dire.

Notizia dell’ultim’ora, Ninni è entrato in organico con i fantastici La Otracina, ennesimo parto della malsana aria di NY, in uscita a breve su Holy Mountain.

(6.8/10)

Scheda: Quivers

Pubblicazione: 01 Novembre 2006

File under: impro-rock

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