Il terzo lavoro di Giorgio Canali, che promuove la propria backing band a comprimaria (meritatamente), dovrebbe essere un disco omonimo oppure senza titolo, così almeno sembra di capire. In realtà il titolo dovrebbe coincidere con il simbolo della freccia rivolta verso il basso che fa capolino nel front della copertina e sul dorso, segno di una massa/forza che precipita. Vale a dire la sensazione provocata dall'ascolto di queste dieci canzoni, un precipitare attraverso scenari non propriamente idilliaci, occhi che sbirciano il marcio sotto il tappeto, bluff sociopolitici smagati a bacchettate sulle dita e crampi al cuore.
C'è da dire innanzitutto che Canali utilizza l’idioma italico – l’antico vezzo/vizio del francese è stato per stavolta messo in disparte – con efficace sbrigliatezza, procedendo per immagini tese, per accumulazioni rapide, per aspri rivolgimenti di senso. Testi che si aggirano letterari, scovando angoli noir nel ventre flaccido del mondo, esercizi di sarcasmo e amarezza attraversati da un'indignazione che al confronto quella "istituzionale" ha lo spessore di manichini Upim. Talora sconfinano nel grottesco, prendono a ceffoni la retorica, sputano rabbia a grumi, testimoni di una lugubre saggezza. Spiegano la visione lucida, quel disincanto senza possibilità di ricadute o remissione. In ciò ben supportati da un impianto sonoro che prevede punk-blues ingrugniti, fosche folate latin-reggae e fumosi teatrini di remota accezione folk.
Chitarre che stridono e intagliano, il basso che morde le caviglie ad un drumming irascibile, la voce che s’incarica di raschiarsi la rogna dall’anima. Oltre ad un paio di gradite intrusioni: le trombe di Marc Simon a sottolineare il truce esotismo di Guantanamo (memorabile e desolante panoramica sullo Stato-Delle-Cose), quindi il delirante farfisa del Reverendo Sam (cantante e tastierista di Hormonas e Johnwoo) in Rime Con Niente, parata di febbrili perdizioni dedicata all’amico Bertand Cantat.
Materiale rock che non consente né persegue velleitarie circonlocuzioni. Se le gradite, ecco un po’ di coordinate allo sbaraglio (prendetele con beneficio d'inventario): Bad Seeds e Killing Joke, Pixies e De André, Clash e il loro versante "cantautoriale" The Gang. Pantomime crude e romanticamente disperate, uno scetticismo ruvido e intenso, raffiche cecchine d’ogni buonismo d’accatto. Non altro che questo, e al meglio.
Rimangono da indicare i titoli che più mi convincono: l’incipit poetico di Precipito in pressante crescendo che sembra proprio un lanciarsi dal grattacielo col fuoco dietro e la pressione che ti schianta i polmoni (basso a cura di Gianni Maroccolo), il sordido stillicidio d’orrori bellici di Fuoco Amico (dal crudo taglio reggae in CSI stile), l’esagitata No Pasaran come un conato di disperata resistenza umana, e soprattutto l’approdo di ogni malanimo – intimo e collettivo - nell’esplosiva Mostri Sotto Il Letto.
Canali e la sua band offrono il loro punto di vista ad altezza d’uomo, mozzano la testa all’Utopia e ce la servono su un vassoio di viscerale genuinità. Basta e avanza per farne un ascolto nutritivo, e in questo senso piacevole.
(7.0/10)
Scheda: Giorgio Canali
Pubblicazione: 01 Maggio 2007
File under: rock d'autore
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