Sull'onda dell'entusiasmo per Ronin Ep, Bruno Dorella pensa già al successore poco dopo la pubblicazione di quel primo lavoro, nell'estate del 2002.
La prima session di giugno vede in scena un trio formato dallo stesso Dorella, Anicio e la Mansu (rispettivamente alla chitarra e al violoncello); la seconda e più corposa di agosto si avvale dell'aiuto di molti amici comprendenti Christian Rainer (piano), Bugo (basso), Roberto Rizzo (tastiere), Brynya Ansedottir (violoncello), Stefano Nava (violino), DsorDNE e a034 (elettronica).
Da quell'estate alla pubblicazione dell'ellepì trascorre molto tempo: alcuni ritardi riguardano le collaborazioni a distanza con le cantanti - Sara Lov (dei Devics) e Mae Starr (dei Rollerball) -, altri sono dipesi dagli incessanti tour di Dorella con OvO, Bugo, Daniele Brusaschetto e gli stessi Ronin (memorabile a tal proposito il concerto tenutosi all'Xm24 a Bologna nel 2003). Comunque sia, nella primavera del 2004, grazie alla Ghost Records, l'attesa è finalmente conclusa.
Il disco emoziona e coinvolge intelligentemente: si ritorna a far uso di stili morriconiani, folk e rock, ma ad essi s’aggiunge una compostezza camerista intrisa di suggestioni mitteleuropee.
Grazie all'ombra lunga dell'austriaco Christian Rainer e alla sensibilità dei nuovi collaboratori (la carezzevole ma austera voce della Star, gli archi colti di Ansedottir e Nava), ciò che colpisce è la particolare compostezza di alcune partiture, a partire dall'intro, perfetta musica d’apertura di un’ideale soundtrack; Cavaliera, che collassa nella sezione centrale in deliri free e riprende caparbia tra post e suggestioni balcaniche; Miniature, impreziosita da contrappunti medioevaleggianti alla chitarra e soprattutto Mandrake, accarezzata da languide melodie al piano di Rainer.
Sorprende come questi fraseggi si sciolgano alla perfezione in motivi diversissimi (da strada, rumoristi, morriconiani) per poi venir ripresi; e difatti la sensazione che ogni membro del gruppo sappia esattamente come partecipare è palpabile. Da qui la magia di tracce quali Nada, un brano già presente nell'eppì, e della stessa Mandrake, dove la voce di Mae fa pensare ai Sigur Ros più dark.
Non mancano i momenti di calienza westerniana: I Am Just Like You è un oppiaceo blues à la Mark Lanegan cantato da un'affascinante Sara Lov (tra Joni Mitchell e Lisa Germano); Mar Morto, un lento spaghetti western tra riverberi di chitarra e un violoncello a ronzare cupo al calar del sole; e Lava, con accenni tortoisiani, un agro commiato tra scrosci di lamiere e lo sfregar di zampe di lucciole. Infine, storia a sé per A.M. Coffee, che presenta un andamento da spy movie anni '40, tra fiati sinuosi da pantera rosa e improvvisazioni (elementi che sicuramente non sarebbero dispiaciuti al truce James Chance).
Ronin Lp ha lasciato un'impronta caduca dietro di sé, ammaliato gli animi e sopito sensazioni, come se la malinconia di Mandrake si fosse appiccicata alla nostra pelle senza possibilità di poterla lavare, come se quello spleen ci fosse entrato dentro e il pulviscolo lavico inspirato dalle narici e di lì sceso nei polmoni.
E mentre tutto ciò accade, un caffè, anch'esso nero come la stella più lontana dal sole, ribolle sul davanzale di un condominio.
(6.8/10)
Scheda: Ronin
Pubblicazione: 01 Gennaio 2004
File under: Soundtrack, Morricone
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