Recensione
Good World Robot Ate Me
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Avant Pop Voti redazione e staff

Robot Ate Me

Good World

5 Rue Christine

The Hunter #1 ce lo ricorda scafato cantautore da cameretta: falsetto inconfondibile ormai marchio di fabbrica e chitarra acustica carezzata controvoglia. Un saggio di classe in quarantaquattro secondi di musica. The Hunter #2 lo conferma fine sperimentatore e filologo fedele: folk stravagante degno del miglior Tom Waits, per metà klezmer e per metà marcetta da banda di paese.

Indeciso su quale indossare delle due maschere che hanno forgiato il personaggio o, più probabilmente, instancabile ricercatore, Rylan Buchard vaga tra le più disparate ed eterogenee soluzioni sonore, indifferente a qualsiasi stabile ancoraggio gli si prospetti.
Guizzi di geniale cantautorato visionario (Stone Giants e Sin Like Holy Men) si alternano a schegge impazzite di jazz eterodosso e paranoico: qualcosa che si avvicina vistosamente (Djien, Bloody Knife #2) agli El Guapo,invaghiti delle teorie braxtoniane, di Super/System.

Altrove è un indiepop allucinato e poverista – piano e drum machine formano lo scheletro scarno su cui si posano le immancabili involuzioni canore di Buchard – a sfidare l’ispirata vena cantautoriale: Bloody Knife #3 e Celebration Time diventano dei piccoli classici in questo senso.
Le stranezze e l’umorismo nero continuano a piacergli da matti - She Owl #2 è un valzer patafisico leggero e gaudente – ma quando c’è da fare sul serio non ci si tira indietro: Good World #2 e le conclusive Warrior #1 e #2 ce lo riconsegnano, con il loro incedere mesto e commovente, all’altezza di un Mark Everett in scala minore, e un cerchio si chiude.
Semplici elucubrazioni di un cantastorie abortito o ventuno minuti di genialità liofilizzata? Noi scommettiamo per la seconda delle alternative, guadagnandone di ritorno un gran bel sentire.

(7.0/10)

Scheda: Robot Ate Me

Pubblicazione: 01 Giugno 2006

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Vincenzo Santarcangelo
Vincenzo Santarcangelo (Album 2006)

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