Laddove il primo disco, ancora accreditato a David Lenci & Sean Meadows, si presentava come una Desert Session de noantri, tutta pesanti riff reiterati fino all’ipnosi, con un suono immaginifico disteso su ampi orizzonti idealmente compresi fra Joshua Tree, Trondheim (patria dei Motorpsycho) e la Senigallia di Lenci, Essential Ordinary Blues si riduce a un dischetto da sgabuzzino (era infatti pronto già a pochi mesi dall'esordio).
Il sound, sempre notevole, è rimasto, ma gli argomenti si sono drammaticamente erosi. Gli unici momenti in grado di riaccendere la magia di quell’intreccio di tre chitarre, che aveva magnificato il disco precedente, sono lo strumentale In The Stoner House (che apre il disco) e il breve intermezzo Pinball Maturation (titoli deliziosamente sornioni, peraltro).
In generale, sembra che i Nostri abbiano abbandonato l’approccio jam per concentrarsi di più sulla scrittura, tentando di tappare le falle - invero poche - del disco precedente; ma se i risultati sono eccellenti in due episodi (Don’t Let Me Burn, Broken Machine) e decenti in altri due (Gumshoe e I Found The Way), nella rimanenza dei casi sono sciapi assai, perfettamente rappresentati dalla ghost-track in coda, la fiacca cover di I’m So Tired dal Doppio bianco dei Beatles: mai titolo (maliziosamente occultato) fu più in linea coi sentimenti dell’ascoltatore.
Un episodio interlocutorio.
(5.5/10)
Scheda: Red House Blues
Pubblicazione: 01 Gennaio 2004
File under: Psych blues
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