Recensione
Pieces Of The People We Love The Rapture
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Wave Pop Voti redazione e staff

The Rapture

Pieces Of The People We Love

Universal

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Che i Rapture fossero una band-manichino, con il gusto per l’effimero ma senza fondamenta, il pubblico e la stampa lo avevano compreso già all’uscita di Echoes. E difatti a tre anni (luce) di distanza, con Pieces Of The People We Love (Vertigo - Motown / Universal, 12 settembre, 2006), Jenner e co. ci regalano un lavoro coerente su tutto tranne per quegli aspetti che avevano esaltato in precedenza indie rocker e club addicted.
I cimenti sono ancora quelli della disco-punk, eppure la tracklist si caratterizza per un revival Ottanta dai patogeni wave ampiamente vaccinati. L’house d’antan di Olio e la forza abrasiva di House Of The Jealous Lovers hanno lasciato il passo a un suono in scatola dove sbuca proprio di tutto, dagli assoli di chitarra Santana agli urletti Michael Jackson (!). L’appeal dance acquista svariati volti e gli artefici dell’operazione questa volta sono Paul Epworth, Ewan Pearson e il famoso Danger Mouse. Cambio di produttore e cambio d’abito, ma il lifting pare quello di casa Supersystem, con lo switch a cambiare da una genuina wave Settanta alla “corruzione” degli Ottanta.

L’album proietta una curiosa timeline: da una parte il pavimento con le luci di Abba e Bee Gees, dall’altra il pop dell’era Duran Duran circa ’84. Al centro, il gracile p-funk sballottato come in mezzo a un gruppo di quarterback, con la sola rock ballad Callin Me a ricordare la prova precedente. Stucchevole e naïf, il singolo Get Myself Into It è comunque uno dei frutti migliori del nuovo corso. I Rapture sembrano catapultati nella disco di Tony Manero con i capelli dei primi U2. E di fatti c’è molta grandeur à la Bono da queste parti, anche se non certo quella di War, anzi è come se il pubblico prescelto fosse quello - immaginario - di Pop.
Buttando in faccia all’ascoltatore un handclapping à la Adam Ant su un canovaccio strofa-ritornello debole e ruffiano, è un brano come Pieces Of The People We Love a fornire tutte le risposte del caso. Per il peggio c’è sempre posto: ci pensa First Gear, un post-punk alla ricerca del DFA sound che finisce per diventare un pasticcio canoro da boy band. Ma che dire dei Primal Scream in discoteca di Down For So Long e della inutile Live In Sunshinetra Stone Roses e Beatles? Lasciamo perdere…

(5.0/10)

Scheda: The Rapture

Pubblicazione: 01 Settembre 2006

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2006)

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