Recensione
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Genere

tech-d'n'b-step

Data di uscita

Marzo 2009

Pubblicazione

16 Maggio 2009

Martyn

Great Lenghts

3024

Martijn Deykers. Il DJ produttore olandese bazzica nel 'giro giusto' da più di 10 anni. Ma l'hype creato attorno alla sua figura nella comunità di bassheads risale a 2 anni fa, dato che solo nel 2007 fa uscire le sue prime cose su Revolve:r. Quando il dubstep viaggiava a mille a South London. Oggi è già più rischioso intromettersi in quel mondo, perché è già stato detto tanto, forse tutto.

Ma se alle spalle hai la gavetta e l'orecchio deviato dal suono di Detroit ce la puoi fare (vedi su altri lidi l'ortodossia di Omar S). E allora puoi pure pubblicare un disco che non sconvolge ma che sta in piedi da solo. Questo Great Lenghts è la prova che se la produzione spacca si può arrivare al meritato riconoscimento e (speriamo) successo. Perché non di solo dubstep vive l'uomo. Le influenze techno ci sono tutte e se impazzite per il suono d'oltreoceano, qui troverete pane per i vostri denti. Ovviamente mettete in conto che oggi senza mesh non si sopravvive e quindi parliamo anche (e per fortuna) di contaminazione. Le vocals seducenti di Right? Star! con un basso in pompa magna che è ormai scuola, la fascinazione per i suoni di derivazione Hyperdub in Little Things, il dubstep perfetto nell'inno Vancouver, la Detroit nella pulsazione di Seventy Four ed Elden St, le camere ambient che ricordano i Lamb in These Words e l'ineviabile citazione agli incubi di Burial in Hear Me.

La trama di rimandi da genere non mina la coerenza del lavoro, che prende il giusto di qua e di là, come Boxcutter ci aveva insegnato con il suo indimenticato Glyphic. Grande la produzione, un po' di instabilità sul versante compositivo. Comunque un botto per la comunità step. Per gli altri vale comunque la pena. Sia mai che si convertano Bass...

(6.9/10)

Scheda: Martyn

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Marco Braggion (Album 2009)