L'andatura allampanata e surreale d'un Roy Orbison post-moderno, la voce disengagé d'un Kurt Wagner mediterraneo, il tropicalismo-spaghetti d'un Concato redivivo, la sospensione onirica del Battiato pseudo-pop. Rodolfo Montuoro debutta con un album dalle coordinate già mature, al punto da soffrirne. Perché sembra un po' forzato quel ricorrere ad un esotismo posticcio fatto di geografie raffinate e suadenti. Si tratti della folkitudine para-celtica indotta dai flauti, i violini e le fisarmoniche (non a caso Massimo Giuntini - ex Modena City Ramblers - produce e suona) o di certa sinuosa world modello "balla che ti affascino".
Ma è uno squilibrio estetico perdonabile alla luce della robusta vena poetica che non smette mai di pulsare, allucinazione ossessiva capace di trascinarti senza sforzo dalla propria. Tra mitologici valzer da camera (Ulisse) e rumbe ultramondane (L'attimo), mestando un filo di fiele Barrett con world teatrale e ugge trip-hop (Blind Runner), spedendo una squisita guittezza Sergio Endrigo tra sofisticazioni 4Hero (International Sea) o sublimando con disinvolto understatement Drake, Tenco, Modugno e Linkous nell'onirico calderone di Nuvole. Colpisce l'abilità di costruire testi per traslazioni d'immagini e illuminazioni pigre, come diapositive di nostalgie pregresse, messaggi nelle bottiglie che solcheranno mari immaginari. Il tutto pervaso da modernismo strisciante, retrogusto jazz e sfarfallii sintetici nella messa a fuoco delle cartoline sonore, di miraggi (o immaginarie non-visioni) che riecheggiano l'Italia profonda a ridosso della modernità.
Eh, sì. Viene proprio da chiedergli di tirare il freno, la prossima volta, al bravo Montuoro. Perché la tziganata Conte/Capossela di Le città del Polo Nord è il classico pesce fuor d'acqua a smuovere le acque di cui non si sentiva affatto il bisogno. E che finisce per sciupare un po' l'impalpabile malanimo bossa della title-track, con la tromba ed il piano che s'aggirano nella saudade digitale, nel vuoto pneumatico dei sogni compressi e spediti in cielo a sgonfiarsi come palloncini. Come enigmi teneri e spersi, presagi d'un futuro abbacinante di cui pur avvertiamo la presenza insostenibile, fuori dal buio della sala di proiezione.
(7.0/10)
Scheda: Rodolfo Montuoro
Pubblicazione: 01 Aprile 2006
File under: art psych pop
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