Recensione
Burner Odd Nosdam
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Hip Hop Voti redazione e staff

Odd Nosdam

Burner

Anticon

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Dallo scioglimento dei Clouddead sembra che, paradossalmente, la Anticon abbia tratto beneficio e non solo in termini di produzione, ma anche artistici. È come se l’anima del trio di Oakland si fosse moltiplicata, esplodendo come a seguito di un big bang e liberando le diverse componenti che tenevano insieme una delle formazioni più interessanti del nuovo millennio. La formula che univa il sofisticato rapping di Dose One alle elaborazioni sonore e i campionamenti di Why? e Odd Nosdam, nel momento stesso in cui si è sgretolata, ha liberato le capacità individuali dei tre musicisti, scomponendo ciò che era una compatta e compiuta unità, in tre elementi che hanno assunto una propria fisionomia. Le produzioni, che già fioccavano numerose parallelamente ai Clouddead, si sono moltiplicate: progetti individuali, ep, collaborazioni in perfetto stile-Anticon e cioè, nella massima libertà compositiva.

Dopo gli esordi di Why? e la felice collaborazione di Dose One con Boom Bip nei Themselves, tocca a Philip Madson (alias Odd Nosdam) firmare il suo esordio. L’anima più introspettiva del trio si mette in luce raccogliendo materiale registrato nell’arco di sette anni (dal ‘98 al 2005), prevalentemente in casa e avvalendosi di ospiti d’eccezione come Mike Patton e Liz Hodson, la sua amante, oltre a farsi aiutare da nomi noti della scuderia Anticon come Martin Dosh.

Il risultato è interessante: la predilezione per suoni lo-fi (fruscii e rumorismi vari) richiama lontanamente l’esperienza precedente, mentre i suoni tenuti che fanno da sfondo a mo di tappeti sonori e la prevalenza di ritmi lenti e trascinati danno un respiro particolarmente “ambient” al disco.

Un disco che percorre inesorabile i suoi cinquanta minuti senza soluzione di continuità giocando con gli accostamenti più improbabili: Small mr. Man pants con i suoi campionamenti di fiati sfuma in una coda di rumorismi e campionamenti confusi; 11th ave.freakout part 1 mescola voci fruscii e tastiere e sfocia (nella bellissima part.2) in uno dei brani più strutturati dell’album. Batteria dal vivo, violini, basso e chitarra, accompagnano la voce di un ispirato Mike Patton in stile Faith No More, autore anche del testo. La Hudson compare in Clouded, sussurrando melodie senza parole su uno sfondo noisy e precede l’ultima delle voci soliste presenti nel disco, quello di Jessica Bailiff, che con un canto ricolmo di effetti di ogni genere da vita al brano che ha tutta l’aria di un potenziale singolo, forte di una struttura molto più lineare e orecchiabile rispetto al resto.

Superato l’esame da solista, Odd Nosdam, senza i Clouddead, radicalizza il suo linguaggio attraverso un sound che si propone come diretto discendente del trip-hop nell’era del glitch. Ne viene fuori un ritratto calmo, forse troppo flemmatico, di un artista che ha già superato totalmente l’esperienza dell’hip-hop per qualcosa di nuovo, ma ancora poco definito.

(7.0/10)

Scheda: Odd Nosdam

Pubblicazione: 01 Settembre 2005

File under: Hip Hop

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Daniele Follero
Daniele Follero (Album 2005)

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