Recensione
Year Zero Nine Inch Nails
Cover image
Noise Pop Voti redazione e staff

Nine Inch Nails

Year Zero

Universal

Bookmark and Share Gallery

In epoca di surriscaldamento globale termo-religioso, prossima inversione dei poli magnetici e probabile invasione dei Visitors (o degli alieni di Essi Vivono che per la cronaca sono già among the living dagli anni ‘80), Trent non può che captare nuovi segnali e angosce cyber contemporanee immergendosi in un altro dei suoi concept futuristici.

Anticipato da una strategia di comunicazione in grande spolvero culminata persino (ma ci stupiamo solo per protocollo) con un trailer stile La guerra dei Mondi di Stven Spielberg, è, ancora una volta, un film d’azione e fantascienza all’americana, tra cibernetica e survivalism (appunto), l’immaginario a cui il signor Nine Inch Nails fa riferimento.

Un braccio armato pronto a catturare l’audience di petto a suon di tripodi (…tripudi) fritture bio-meccaniche, latte Alien 10, buon vecchio rock rivestito Mad Max (anzi facciamo Blade), appeal techno-punk (vedi anche Young Gods) e orgasmi stereofonici multipli. A reggere la scenografia, al solito, la scuola catastrofica del dopo Thobbing Gristle aggiornata ai Novanta (e fermatasi lì), teorie del complotto nella (e per la) tv generation comprese, un plot che Reznor canta oggi come allora ma in maniera più diretta e spesso, deludentemente, qualunquista, sfigatamente giovanilista. Una voce accessibile alle masse, che sa come  no di essere rétro, fronte di un palco di led e effetti speciali.

E sono loro di fatti, più che nello scialbo With Teeh, a aggiornare il perimetro con sfavillanti electro-strusci laptop, gli unici spunti innovativi di marchio di fabbrica che imbarca l’obsolescenza da molti pori ma non vuole proprio saperne di apparire vecchio. Una firma, quella di NIN, che non cerca più l’apoteosi (The Downward Spiral) né la catarsi (The Fragile), piuttosto, come nel caso dei recenti Young Gods porta a sé un revival possibile mostrano l’immagine più fruibile e incisiva di sé.

Nel proiettile very punk Survivalism fanno bella mostra folate radioattive e effettismo post-rave. Efficace. Ma è un terreno che crollerà in banalità melodiche Ottanta come The Good Soldier, o in ritornello indecenti come Vessel. Brano quest’ultimo emblematico perché carico di grandi effettismi cyber-funk che mostrano bellamente la forbice del disco: alcuni (pochi) brani dall’arrangiamento impressionante conditi in una scrittura da allocchi. Le cantasse Mike Patton queste canzoni farebbero faville. Le canta Reznor e sono roba, nel migliore dei casi, per fighetti. Magari a quelli che dopo l’indesiderata ondata Ottanta, vedono coincidere l’anno zero con un’auspicata rinascita dei Novanta, gli anni dell’apocalisse cyber-techno-rock.

Sarà. Si vedrà. Ma per un non più giovane Trent Reznor, che pare ormai aver vinto la battaglia contro l’alcol, è il tempo delle canzonette in abiti asciutti – pensa lui – ultra ganzi. Qualche bel completo firmato c’è, l’abbiamo detto, ma sono pur sempre canzonette e sono tutte su My Space. Ascoltate e decidete.

(5.5/10)

Scheda: Nine Inch Nails

Pubblicazione: 01 Aprile 2007

File under: Noise Pop

| Archivio
Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2007)

Rss
copertina pdf #91