Sembra spuntare da una penombra a bassa definizione, farsi largo nella bruma del desueto, come antiche riproduzioni guastate dal tempo, come particolari fuori fuoco, entrati per caso nel campo d’azione dell’obiettivo. M. Ward si insinua nel mondo dello shobiz dalla porta più di servizio che si possa immaginare, quella Ow Om che Howe Gelb gestisce come etichetta per le proprie sbilenche, irresistibili peregrinazioni auditive. Fatte di squarci e palpiti, di suggestioni come fili sottili, d’irremovibili sdilinquimenti del cuore. É il 1999 quando Matt consegna nelle mani di Gelb questa cassetta. Dovendo credere alle parole di Mr. Giant Sand – e non si può non farlo - solo con una altrettanto anonima cassetta dei Grandaddy gli era capitato di provare tanta immediata, irresistibile fascinazione.
Siamo dalle parti di un folk stecchito, malfermo eppure in prodigioso equilibrio sulla propria toccante delicatezza. L’aspetto antico, ma nel cuore una strisciante modernità. Si prenda la sonnacchiosa Good News, con la chitarra acustica grattugiata e l’elettrica un soffio trepido, con la tastiera che spande ombre madreperla, con quella melodia inclinata e discendente: sembra, consentitemi, uno Sparklehorse prima dell’atomica. Oppure prendete il valzer tutto strappi elettroacustici di Look Me Over, tra alienazione Lennon e sguaiatezza Malkmus (e viceversa), con l’assolo liquido a tradire il latente esotismo. Esotismo che si farà ingrediente sempre più determinante nei lavori successivi, quasi a rappresentare un conflitto esistenziale (storico, ideologico, geografico) al lavoro nella sensibilità indolenzita di Matt. Ingrediente che qui si limita ad iniettare inquietudine e stranezza tra i palpiti folk blues di Beautiful Car come nella stupenda I'll Be Yr Bird, con la sua psichedelia disincantata, farraginosa e scintillante quasi fosse diamante grezzo Skip Spence.
Se c’è una strategia, insomma, è quella di muoversi al riparo dai riflettori nell’ombra insondabile della modernità, per tastarne le radici, l’humus fragile e malato, mettendone a nudo i legami ancora vivi con quanto era sogno e utopia, potendo oggi al massimo vibrare come fantasmi di miraggi, come un ultimo magico tremore. La magia della canzone, sembra suggerire Matt, sta nelle cose che uno può mettere a disposizione della propria attitudine al meraviglioso, al mistero, al sogno. Non importa se sono poche cose (l’armonica, l’organo e vaghe elettroniche di sfondo per la claudicante Scene From #12, tra Pavement e lo Young malmesso di Times Fade Away) o addirittura pochissime (bastano dei campanellini, una chitarra acustica e legnetti d’occasione per il siparietto di The Crooked Spine, la chitarra, la voce e l’organino per l’ebbro disincanto senza fronzoli né sconti di Song From Debby's Stairs) rispetto agli standard attuali.
Conta invece che un folk dylaniano come It Won't Happen Twice possa ancora rapire grazie a quel dobro allucinato e alle flautate doglianze della voce. Conta che Fishing Boat Song mescoli con flemmatica naturalezza certo lo-fi à la Grandaddy e inattesi capricci melodici Bowie. Contano i vapori agresti un po’ CSN&Y e un po’ Bee Gees di Not a Gang. Contano le sabbiosità di retroguardia innescate dalle spazzole e dall’armonica di Who May Be Lazy (una di quelle fatamorgane Gram Parsons che hanno fatto la fortuna di Mark Linkous). Questo, credo, il messaggio che potremmo rintracciare nel debutto da solista di M. Ward. Questo, credo, il cordone ombelicale con l’opera anzi la visione poetica/estetica di Gelb, la cui presenza (o meglio preveggenza, essendo le incisioni antecedenti l’incontro con Howe) appare del resto evidentissima nella parvenza improv-country di He Asked Me To Be A Snake & Live Underground, così come in quella Were You There? che cavalca serrata tra laceri echi west coast.
Il programma si apre e si chiude su due strumentali: l’ultimo – Duet For Guitars #1 è rimuginazione lieve e sospesa del tema di I’ll Be Your Bird, mentre il primo – la title track – è un folk bucolico condito da tenui bave elettriche in cui il fingerpicking del Nostro si presenta in tutto il suo splendido, defilato languore. Sembra un crepuscolo, invece è mattino. Se guardi bene, c’è una stella nuova nel cielo.
(7.1/10)
Scheda: M Ward
Pubblicazione: 01 Gennaio 2000
File under: folk
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