Come già segnalato in un vecchio WAD, i torinesi Farmer Seasuonano come una fantomatica "next big thing" già accaduta, solo che non se n'è accorto nessuno. Almeno, per me che ho amato il precedente Where People Get Lost And Stars Collide questo quartetto è "accaduto" eccome. Tornano con Helsinki Under The Great Snow, un mini cd - due brani appena – bastevole ad assodare le buone sensazioni. Prima ciondolando trepido sulla grazia slo-fi della title track, sorta di fusione tra lo sciropposo languore dei Pavement più quieti, il "tepore algido" della miglior folktronica, il dipanarsi orizzontale delle inquietudini Yo La Tengo e nel cuore forse - chissà - un po' dello spazio dilatato Red House Painters. Eppoi con l’incedere dinoccolato di Neil Young Is Watching Me, gentilezza remmiana dedita a turgori Malkmus cantata a mezza voce intanto che monta l'emulsione di chitarre Teenage Funclub nel giaciglio elettronico, ma considerate che con un titolo così mi piacerebbe anche un rutto di topo. Recuperando la serietà, vorrei sottolineare come la loro forza non stia - lo avrete capito - nell'originalità della proposta, quanto nella padronanza, nella disarmante disinvoltura con cui mettono assieme la loro cosa, senza clamori gratuiti, una lucidità estetica che va al sodo senza mai perdere la tenerezza. Non potrebbero che migliorare, se qualcuno investisse su di loro. Casomai quel qualcuno si decidesse ad accorgersene.
(7.2/10)
Scheda: Farmer Sea
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