Recensione
Cover image
Genere

Indie Pop

Data di uscita

Settembre 2007

Pubblicazione

01 Settembre 2007

Go Go Smear My Poison Ivy, Let Your Crooked Hands Be Holy

Múm

Fat Cat

Le sperimentazioni al canto della gemella superstite in formazione nella prova precedente avevano convinto in pochi e probabilmente i primi a non esserne soddisfatti erano proprio i Múm, ovvero Gunnar Örn Tynes e Örvar Þóreyjarson Smárason. Così la novità principale all’uscita di questo Go Go Smear My Poison Ivy è l’assenza di Kristín Valtýsdóttir, assenza che si porta dietro anche un voltapagina nel sound del duo, nell'occasione diventato sestetto. Coerentemente avrebbero potuto cambiare nome, eppure i nuovi Múm preferiscono rimanere tali forse in virtù di certe pose giocosamente infantili come School Song Misfortune oppure Guilty Rocks.

Eppure non sono questi gli episodi su cui Gunnar e Örvar si concentrano. Dove il raggio paralizzante della gemella Kristín focalizzava il suono, ora la ricerca svolta verso un indie-pop ammalato di saudade e folclore mediterraneo, fatto di soundtrack italiche d’antan  e coaguli elettro-analogici e acustici. Un lavoro che spiazzerà i fan, non certo per la tipica marchetta mainstream da band a fine corsa, ma per questo tentativo di insediarsi nelle pieghe di una poetica minuta, nel (vano) tentativo di farla crescere, renderla adulta.

Ne viene fuori una terra di nessuno post (adolescente), ed è questo sostanzialmente il burrone. La ricerca è tediosa ma non penetra in profondità. I paesaggi, i valzer, gli altipiani, ammaliano ma non godono del respiro e del contesto che abbisognano. Meglio allora la serenità amara di una Marmalade Fires, probabile primo singolo, a sancire l'irrimediabile leggerezza della crisi.

(5.0/10)

Scheda: Múm

| Archivio
Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2007)

Media partners