Mirah è tornata e questa volta il progetto è molto ambizioso. Share This Place non è un secondo C’mon Miracle, poiché laddove imperavano ballate suadenti di un folk leggero infarcito di percussioni e strascichi di archi e sdolcinatezze raffinate, ora vige un rigore assoluto, un nuovo folk “totale” che sa guardare a culture lontane come quella araba, quella balcanica e quella turca. Stavolta Phil Elvrum dei Microphones si limita a registrare insieme a Steve Fisk, e tutta la materia musicale ad esclusione delle sole melodie è stata curata e creata a quattro mani da Lori Goldston e Kyle Hanson della Black Cat Orchestra, i quali avevano precedentemente collaborato con la nostra per il live To All We Stretch The Open Arm. Il risultato è un disco titanico, scintillante che attraverso le gesta degli insetti, qui osservati speciali e veri protagonisti, racconta la parabola vitale, gli incontri, gli atteggiamenti, i sentimenti che sono umani ma riescono ad essere totalizzanti e completamente universali.
Love Song Of The Fly è un aggraziato solo di Oud che apre la strada ad un mini valzer/sirtaki d’altri tempi, tutto ondeggiamenti di contrabbasso, piccoli soli delicati di Kora e un biascicare vocale dolce, suadente, sfavillante. Gestation Of The Sacred Beetle è sulla falsariga della precedente, emozione per un dipanarsi di note sfiorate e gettate alla luna e alle stelle. Song Of Psyche è una cavalcata di più di 7 minuti per chitarra acustica e violoncello, brillante nel suo spirito ridondante di lucentezza, Luminescence ha toni serali, chiaroscuri di ombre e figure in movimento lieve, una danza per amanti lenta alla mercé di qualche flebile luce e candore metropolitano. Altrove si incrociano fluorescenze cabarettistiche (Credo Cigalia), un tango dondolante riconduce alle danze amorose (Supper), escrescenze arabesche adornano le pareti di fluidità di pensiero, di stasi emotive pregne di gioia e giocosità (la splendida leggiadria di Following The Sun).
Questo è Share This Place, un viaggio “culturale” pieno di magia e curiosità, una musicalità viva e conquistante passo dopo passo, ascolto dopo ascolto. E pace che in fondo si tratti di un disco di “world music” che esula completamente dal percorso seguito da Mirah finora, poiché se questo è il risultato, c’è solo da essere entusiasti. Estaticamente travolti.
(7.4/10)
Scheda: Mirah
Pubblicazione: 01 Agosto 2007
File under: Indie Pop
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