Succede alle volte di imbattersi in dischi che inconsapevolmente stimolano riflessioni sul corso e lo stato attuale della “popular music”. Per questa sortita di Omar Rodriguez Lopez, rischia di essere l’unico dei pregi: fa pensare, infatti, che gente partita da un background hardcore-punk con gli At The Drive-In (anche se, a ben ascoltare, qualcosa emergeva anche da lì, reinterpretato…) si sia poi consegnata al revival dei Settanta coi Mars Volta. Ammesso e non concesso che in epoca “post relativista” abbia un senso sdoganare - cioè: accettare senza rimostranze - qualsiasi gesto artistico, proprio non si vede nel 2007 la necessità di quelle piaghe che impedirono al “prog” di essere, sparute e splendide eccezioni a parte, effettivamente progressivo.
Sfoggio d’intellettualismo, frigidità espressiva e onanismo strumentale li reputavamo debellati dal “dopo rock” dei Novanta, e invece rieccoli puntuali nella versione indie degli Yes, con tanto d’assolo di basso e la voce da eunuco di Cedric Bixler, a uso e consumo di chi confonde l’ampiezza d’orizzonti con la pretenziosità. Vero è che Keith Levene si professava fan di Steve Howe e Lydon idolatrava Peter Hammill, tuttavia seppero andare oltre, adeguarsi ai nuovi tempi con spirito diverso. In Se Dice Bisonte, No Bùfalo, al contrario, il volonteroso Omar dispiega tecnica chitarristica invidiabile, si perde in vuoti strumentali in cui fa tutto da solo e infine persuade come l’idea di sposare una funkadelia dalle venature latine a tastiere e fiati in stile Van Der Graaf Generator sia allettante solo sulla carta.
Trovata una passabile applicazione con Rapid Fire Tollbooth, la mancanza di senso del limite appesantisce tutto il resto, tranne le aperture di una Please Heat This Eventually (con Jack Frusciante) che però poi si perde, la wave riparatrice della chiusura La Tirania De La Tradicion (anch’essa rovinata da una coda nefanda…) e, soprattutto, dell’ottimo Santana tra spigoli etnici e jazz acido in Boiling Death Request A Body To Rest Its Head On. Persino l’ospite Money Mark è spaesato e incerto sul da farsi, non riuscendo a fondere classicità e negritudine come riusciva a Bernie Worrell. Si respira troppa voglia di voli pindarici, di viaggi sopra le righe che smarriscono qualche discreta intuizione dentro una mescolanza che suona irrigidita, fuori fuoco e priva di una fondamentale robustezza compositiva. Mentre si ascolta il disco inseguendo l’assenza dei suoi perché, viene da concludere che sul serio chi non conosce la storia è destinato a ripeterla.
(5.2/10)
Scheda: Omar Rodriguez Lopez
Pubblicazione: 01 Giugno 2007
File under: Nu Prog
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