Recensione
Amputechture The Mars Volta
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Rock Voti redazione e staff

The Mars Volta

Amputechture

GSL | Gold Standard Laboratories

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Un album di maniera alla loro maniera. I Mars Volta al terzo disco: una novità iniziata a circolare grazie all’ormai massificato MySpace che ne dava un assaggio in luglio, nelle note di Viscera Eyes, brano dal riff d’aplomb zeppelliano (molto Kashmir) con attinente cantato versione Robert Plant castrato.

Omar Rodriguez-Lopez (che produce), Cedric Bixler in assetto classico e John Frusciante alla ritmica incluso, compongono un album che nelle parole del riccioluto singer è “un interpretazione della paura in Dio anziché la sua venerazione. Penso che sia alquanto inutile credere in Dio e Amputechture, in sostanza, è il mio personale pensiero sull’argomento”. Un concept “biblico”? Assolutamente. Un prog muscolare a piè pari tra il divino (Tetragrammaton, frippiana a tratti per il referente ebraico dell’onnipotente) e l’ambigua figura - siamo pur sempre in epoca Codice Da Vinci - di Maria Maddalena (Asilos Magdalena, ballata in spagnolo per chitarra e voce che prende in esame Magdalene Asylums, i famigerati conventi teatro di sottomissione per donne “smarrite”). Fortuna (e un pizzico di coscienza) vuole che le interminabili jam di trenta e passa minuti tipo Cassandra Gemini siano bypassate, ma buon sangue non mente e così, latinismi furiosi (Day Of The Baphomets: poteva mancare il maligno?) e arzigogolati fiati psycho-jazz (Meccamputechture) imperversano nella tracklist.

Con il funambolico drummer Jon Theodore al capolinea (dal prossimo disco cederà le bacchette Blake Fleming), i Mars Volta superano il prolisso Frances The Mute. Se il 6.0 è politico – il 6.6 quasi satanico –, qui urge un (7.0/10) teologico.

(7.0/10)

Scheda: The Mars Volta

Pubblicazione: 01 Agosto 2006

File under: Rock

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Gianni Avella
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