Recensione
Self Titled Omar Rodriguez Lopez
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Nu Prog Voti redazione e staff

Omar Rodriguez Lopez

Self Titled

Willie Anderson

Immaginate la Mahavishnu Orchestra di John McLaughlin, solo che al posto del violino di Jerry Goodman c’è un sassofono, dal taglio molto arty-jazz, che brama fughe convulse in combine con una chitarra di chiara estrazione post-core. Niente paura, non stiamo parlando di una fantomatica reunion (anche se di questi tempi…) del supergruppo fusion, ma solo di un lavoro, il secondo solista, di Omar Rodriguez Lopez, l’occhialuto “afro” in libera uscita dai suoi Mars Volta.

Un avvertimento per i detrattori, che sono tanti: lasciate perdere questo disco, tanto non ci troverete niente di quello che già non si conosca sullo smilzo Omar e del suo prog-entourage; ma se invece siete in vena di nuovi neologismi in negativo (visto che la lista di aggettivi per denigrare il nostro è in dirittura d’arrivo) fatevi sotto; ne avrete di che sparlare sull’ennesima suite latineggiante a là Santana (Jacob Van Lennepkade in particolare: diciassette minuti di pura elegia jazz-rock che a tratti evoca anche i Chicago di Transit Autoriry), sul prog tuonante di Regenbogen Stelen Van Prostituees e tirato di Spookrijden Op Het Fietspad; per non dire poi di quelle due arie psichedeliche, Vondelpark Bij Nachte e Een Ode Aan Ed Van Der Elsken, che più seventies non si può!

E ora dai, critico “intellighente” di turno, torna ad ascoltare i tuoi amati Don Caballero, che sono sì (anche) prog ma fanno anche figo, molto molto figo…

(7.0/10)

Pubblicazione: 01 Dicembre 2005

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Gianni Avella
Gianni Avella (Album 2005)

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