Chi sia Madame Gerrard lo sa pressoché ognuno, ma in quali tempi e luoghi viva effettivamente solo lei può dircelo. Sin dai conturbanti e fascinosi Dead Can Dance, la sua voce è sospesa tra ancestrali sentieri e madrigali istintivi che suggeriscono panorami a volte reali e a volte impossibili, degnamente supportata da una ricerca sonora al pari coerente e profonda. Più una vestale impegnata a officiare misteriosi culti che un personaggio da attualità pop, e ciò nonostante Lisa ha raccolto negli anni numerose e remunerative partecipazioni a colonne sonore per film di successo. Ben vengano, se con una cadenza d’altre epoche - il precedente disco solista risale al 1995 - ci invia missive come The Silver Tree. Assolta in fretta una copertina discutibile, ci si inoltra nelle profondità di un universo sonoro che richiama spesso le muse neo folk (ad esempio, si fatica a concepire una Joanna Newsom così com’è senza tale esempio) pur collocandosi a debita distanza da pericolose tentazioni “new age”.
Per fortuna la Signora non è Enya, né tanto meno una delle troppe sirene dell’oscurità: le trame su cui intesse le corde vocali - cristalline o cupe; gregoriane o glissate alla Ligeti - sono lì a dimostrarlo. Ci si accosta titubanti a quest’ora di suoni quasi ultraterreni, allora, per lasciarsi trasportare mano a mano in un universo a sé stante, fatto di meandri cupi e aperture al cielo, raggiungendo alla fine un’intima oasi sonora che mescola tradizioni eterogenee. Accademia e folk, plettri e masse d’archi, inquietanti slarghi ritmici e sottilissime lamine di voci: non c’è differenza alcuna per la sapienza millenaria dell’alchimista. Lavoro di non facile assimilazione, The Silver Tree è incantesimo avvolgente che lascerà indifferenti o tedierà la maggior parte del pianeta, facendo viceversa la gioia degli adepti del culto. Per costoro si tratta di un’esperienza da vivere d’un fiato, più volte levato dalla mano della sacerdotessa stessa.
(7.0/10)
Scheda: Lisa Gerrard
Pubblicazione: 01 Novembre 2006
File under: gothic folk
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