Recensione
Down Below It's Chaos Kinski
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space-rock Voti redazione e staff

Kinski

Down Below It's Chaos

Sub Pop

Non ci deludono i veterani Kinski, giunti al loro sesto album, split e collaborazioni esclusi. Non ci deludono nonostante continuino l’opera di “normalizzazione” della propria proposta musicale iniziata con il precedente Alpine Static (Sub Pop, 2005) e che consiste nell’inserire elementi nuovi e piccole variazioni nel loro roccioso dna. Innanzitutto il cantato, elemento quasi del tutto sconosciuto ai quattro, che per la prima volta viene inserito in 3 dei 9 pezzi qui presenti. Poi una attenzione maggiore per la resa sonora e per la forma canzone, anche se quest’ultima da intendersi solo in termini di mero minutaggio.

Sia chiaro, normalizzazione non deve essere scambiata con ridimensionamento di una formula heavy & spacey che da sempre caratterizza il quartetto e che ne ha da tempo fissato la cifra stilistica su standard eccellenti. La sensazione è che i Kinski siano riusciti a compattare in una sorta di caleidoscopio sonoro in nove pezzi tutte le loro passioni: l’hard rock distorto dei primordi (l’asse Blue Cheer/Black Sabbath è innegabilmente una influenza), lo space-rock reiterato di Acid Mothers Temple, la ostinata psichedelia pesante inglese (da Spacemen 3 a Loop e Hair & Skin Trading Company).

Proprio la compattezza dei suoni fa propendere Down Below It’s Chaos verso lidi sabbathiani o al limite verso derive che ogni gruppo stoner agognerebbe. L’iniziale Crybaby Blowout mette subito in chiaro come deve essere un pezzo di acid rock cosmico: ritmica granitica, chitarre supereffettate e libere di deragliare verso il caos nascosto lì nel titolo. Dai pezzi cantati però emergono altre influenze, altri amori che forse non avremmo sospettato e che invece alla luce del cantato del chitarrista Chris Martin ci si spiegano davanti. L’indolenza di Dayroom At Narita Int’l rimanda direttamente a quello di Jesus & Mary Chain, mai come ora riscoperti da molti gruppi insospettabili (ultimi Liars inclusi).

E così tra panzer ritmici (Child Had To Catch A Train), stratificazioni strumentali che puntano al cosmo più profondo prima di marcire in un delirio sabbathiano (Plan, Steal, Drive) e conclusive desolazioni desertiche (Silent Biker Type) i Kinski hanno confezionato l’album della maturità e, speriamo, della consacrazione.

(7.0/10)

Scheda: Kinski

Pubblicazione: 01 Agosto 2007

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Stefano Pifferi
Stefano Pifferi (Album 2007)

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