Ristampa
Young Team Deluxe Mogwai
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post rock Voti redazione e staff

Mogwai

Young Team Deluxe

Chemikal Underground Records

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Curioso come i significati delle parole cambino col tempo. Se dicevi post-rock una decina d’anni fa, pensavi soprattutto alle evoluzioni/devoluzioni cervellotiche di Tortoise, Gastr del Sol, Slint, For Carnation e Don Caballero. Oggi, anno di grazia 2008, ai più viene in mente un solo nome: Mogwai. Con tutto ciò che ne consegue, nel bene e nel male. Non è questa però l’occasione per ricordare ancora una volta come lo stile sia degenerato progressivamente in maniera – non tanto per gli iniziatori (che anzi hanno cercato, con alterni risultati, di aggirare l’ostacolo), quanto per i tanti, presunti successori (nessun nome, li conoscete già). La ristampa deluxe dell’album da cui tutto questo scaturì, Mogwai Young Team, ha anzi il merito di farci riflettere su quanto le intuizioni in esso contenute costituissero una formula così vincente da poter essere adottata con facilità da tutti.

Alle complicazioni matematiche dei corrispettivi modelli americani, si prediligono ondate umorali che dettano silenzi e rumori, o il semplice reiterare di poche note, su cui costruire atmosfere, far viaggiare stati d’animo, tratteggiare paesaggi immaginari. Una sorta di versione 2.0. di ciò che musicalmente fu il punk, a ben pensarci, a beneficio di un’intera generazione - di musicisti e ascoltatori - a venire. Comunque, non dev’essere stato questo il quadro che si erano figurati, nel ‘97, questi quattro – poi cinque – youngsters di periferia; semplicemente schifati dal brit pop (chi ricorda le magliette blur : are shite?), preferirono piuttosto guardare aldilà dell’Atlantico, fomentati e aizzati dai fermenti che li circondavano nella natia Glasgow (quella culla dorata chiamata Chemikal Underground, di cui questa riedizione è anche l’ennesima e sacrosanta autocelebrazione). In soldoni, non fecero altro che prendere qualcosa che rock più non era, inzupparlo di malinconia e ferocia, per poi scomporlo e ricomporlo secondo nuove, semplici regole. Con naturalezza disarmante, ed inossidabile tenacia.

Un’operazione che, nonostante il calendario, conserva ancora tutta l’urgenza, la freschezza e l’impatto della novità (che poi è la potenza dei veri classici); il basso dondolante di Yes, I Am A Long Way From Home, le esplosioni di feedback di Like Herod, la struggente melodia per glockenspiel e quattro corde di Tracy, il dramma slo-core di R U Still In 2 It, l’indimenticabile progressione a tre note di Mogwai Fear Satan (fra deflagrazioni shoegaze e fluttuazioni kosmische) sono e restano dei topoi. Guardando all’indietro, e vedendoli ancora oggi, ci rendiamo poi conto che i Mogwai hanno sempre fatto il loro lavoro con personalità, coerenza e - soprattutto- leggerezza (confrontarli con gli innominati successori, prego).

E così, in attesa – tutto sommato serena – del prossimo episodio della saga, The Hawk Is Bowling (arriva a settembre), è davvero il caso di riempirsi ancora una volta le orecchie con il loro debutto, qui rimpolpato da un bonus disc che presenta, oltre a inediti e rarità - lo spleen wave à la Cure di Young Face Gone Wrong, la già nota cover di Honey degli Spacemen 3 -, alcune versioni live catturate tra ‘97 e 2000. Cameriere, ancora un po’ di quel post-rock, grazie.

(8.7/10)

Scheda: Mogwai

Pubblicazione: 01 Giugno 2008

File under: post rock

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Antonio Puglia
Antonio Puglia (Ristampe, Compile, Live 2008)

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