Classic
Ten Rapid Mogwai
Cover image
post rock Voti redazione e staff

Mogwai

Ten Rapid

Jetset

Bookmark and Share Gallery

Una raccolta di singoli che ha il non trascurabile merito di suonare come un album vero e proprio, anzi talmente coeso da proporsi alla stregua di un concept. L'apertura è un delirio ritmico in dissolvenza, come un avvertimento, un marchio e una preghiera: Summer si alimenta di un dialogo tra chitarra solista e vibrafono, tra calore e metallo, assedio e distanza che arroccano pericolosamente sotto orgasmi di basso-chitarra-batteria e tempeste di synth. Il marchio-Mogwai è già ben presente e definito: una trance insidiosa, un ingannevole piano, poi d'un tratto l'esplosione, le estreme conseguenze del suono, il feedback e le distorsioni quasi al limite della sostenibilità, anche se mai fuori controllo, anzi come piegate ad una poetica di piccoli segnali assordanti.

C’è comunque ampio spazio per la delicatezza (Helicon 1 e Helicon 2 sembrano passeggiare su un cuscinetto di serenità e nostalgia, Tuner ha il coraggio di un timido accenno di voce, A Place For Parks è dolce e sinuosa, con tiepidi colori di synth e le chitarre come uno sciame granuloso) e per l’inquietudine (i feedback febbricitanti di I Am Not Batman, l'inusitata apparizione di campane e la trama ritmica nervosa di Angels Versus Aliens), anche se è con Itaca 27 § 9 che il disco trova il suo vero compimento, nell'esplosione repentina di un breve e lancinante crescendo, un frastuono screziato, impetuoso e devastante per un tour de force emozionale che lascia storditi, inermi, strabiliati.

Un solco è tracciato. Molti lo confusero col post-rock tout court. Non erano del tutto fuori strada.

(7.6/10)

Scheda: Mogwai

Pubblicazione: 01 Marzo 1996

File under: post rock

| Archivio
Stefano Solventi

Rss
copertina pdf #91