Recensione
Mr. Beast Mogwai
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rock Voti redazione e staff

Mogwai

Mr. Beast

Matador

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Volersi musicisti normali, artigiani del disco rock senza pretese di originalità tuttavia custode di un unicum emotivo, sembra l'obiettivo-limite, l'idea scandalosa dei nostri giorni. E anche l’ultima spiaggia per Stuart Braithwaite e compagni, che con Mr. Beast provano la carta dell’album rock che potrebbe realizzare qualsiasi band cresciuta ascoltando ciò che girava negli anni ottanta e novanta. Le coordinate della proposta vengono chiarite quasi subito, rivelando cioè la discendenza tanto dai pastelli cibernetici del Brian Eno nel guado tra pop e avanguardia (Acid Food), quanto dalla furia epica & rigida dei Metallica tra Master of Puppets e il Black Album (Glasgow Mega-Snake). Superato un certo spaesamento iniziale, provocato dalla convenzionalità – al limite del trito - di certe forme, i Mogwai sembrano impegnati a convincerci che non si tratta dell'ultimo escamotage per stare a galla, ma di un humus primordiale, guazzabuglio di elementi preesistenti o addirittura fondanti l'originale poetica della band.

Difatti gli scozzesi tengono a mente queste premesse (le vibrazioni & rifrazioni ambient, i riff massicci e ipercinetici) quindi procedono recuperando le consuete meditazioni attonite (Emergency Trap) e l'esasperazione delle dinamiche (Folk Death 95). Va detto che gli riesce piuttosto bene, con una certa naturalezza, una viva ostinazione, una nonchalance appassionata e solo a tratti un po’ disperata (come quando in I Chose Horses affidano a Tetsuya Fukagawa degli Envy un tipico talkin’ post-rock). In effetti l’ascolto scorre senza momenti di noia né particolari sussulti, tanto che quasi non ci si accorge della pressoché definitiva scomparsa dei caratteristici crescendo: un tempo marchio di fabbrica della band, oggi rischierebbero il tedio o – peggio – il ridicolo, per cui bravi i Mogwai ad aver capito ciò che i Sigur Ros ancora non del tutto.

Il loro è dunque un procedere più dritto, un imbastire trame preziose e vibranti, instaurando complicità crude con l’evanescenza (l’iniziale, palpitante Auto Rock) e la tempesta (la conclusiva, tagliente We’re No Here). Firmando un armistizio col futuro, che non è proprio il caso d'indagare. Non più.

(6.3/10)

Scheda: Mogwai

Pubblicazione: 01 Marzo 2006

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2006)

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