Recensione
Julie Jens Lekman
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songwriter/pop/folk Voti redazione e staff

Jens Lekman

Julie

Service Records

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Licenziato in maggio il cdr I killed a party again (100 copie per cinque grinzosi pezzi – tra l’incantevole e lo sbracato - incisi in assoluta povertà di mezzi, tanto per non lasciare nulla d’intentato), a luglio vede la luce questo Julie ep, di fronte al quale viene da credere alle parole di Lekman quando asserisce di avere nel cassetto un centinaio di buone canzoni che aspettano solo d’essere eternate su disco.

Il leit-motiv è lo stesso: levità e malizia, una sgraziata tenerezza, la sbilenca vis affabulatoria. Sfila l’errebì scoppiettante di A sweet summer night on Hammer Hill (la smaltata svenevolezza di Morrissey nell’orgia etilica di un pub ridanciano), il soul-pop con chitarrina jingle-jangle e carezzevoli volute d’archi di I saw her in the anti war demonstration, le luci basse da folk-blues disincantato in A man walks into a bar (uno Scott Walker in disarmo, un Fred Neil senza centro di gravità, un’armonica che spunta dal taschino come il saluto d’un amico caro).

Tre operette senza clamore, tre occasioni di subbuglio intimo e invisibile, incastonate tra il folk acidulo e sgranato di Julie (banjo e fisarmonica, tamburelli e fiddle, canto e controcanto, suggestioni nordiche s’intrufolano tra preziosismi soul) e la placida mestizia di Another sweet summer night on Hammer Hill, coi suoi field recordings, gli sbuffi di cello e trombone, gli spruzzi di chitarra, la voce che sembra rimbombarsi nell'intimo e su verso il cielo stellato, la magica evanescenza del coro femminile. In coda, la repentina apparizione di You are the light sembra cospargere il tutto di una luminosa, fiabesca , coinvolgente speranza.

(7.1/10)

Scheda: Jens Lekman

Pubblicazione: 01 Luglio 2004

File under: songwriter/pop/folk

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Stefano Solventi (Album 2004)

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