Cinque tracce, cinque gioielli. A partire dalla title-track, con quei festoni iridescenti d’archi e campanellini (samples entrambi), la saltellante ritmica funky-soul e la voce come un Morrissey in estasi chiesastica.
Eppoi gli influssi new romantic nell’evanescenza dei coretti e nella frase di tastiera, quel senso di stare insieme come un gioco, come una scommessa con per posta un pezzo di vita.Un attimo prima che ci convinca d’essere l’ennesimo ragazzo prodigio nell’arte di combinare e giustapporre piccoli graziosi frankenstein sonori, ecco arrivare la trepida minuzia di Sky Phenomenon, ballata per piano, voce e malinconia, un volo basso proiettato nello schermo magico del cielo svedese, le stesse frequenze sintonizzate dalla conclusiva Someone to share my life with, lo stesso vuoto pneumatico di prospettive in cui s’agita un languore gracile e asciutto, accompagnato stavolta da un vibrafonino e da una chitarra con voglia di soul.
Se Pocketful Of Money è il RnB segaligno con derive reggae che non ti aspetti (quel coro sardonico su civetteria di trombe è un’inezia indimenticabile), con Black Cab il caro Jens cala la carta della pop song perfetta, doppio fraseggio di clavicembalo e chitarra, voce impegnata a sciogliere versi laconici, l’enfasi contenuta del chorus con svolazzante innesco d’archi e lo struggimento obliquo del bridge.
Applausi. A scena aperta.Inevitabile che il nome di Lekman inizi a girare. Intanto, le classifiche svedesi lo premiamo con un lusinghiero undicesimo posto. Per quel che vale.
(7.5/10)
Scheda: Jens Lekman
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