Recensione
Safe Inside The Day Baby Dee
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rock teatrale Voti redazione e staff

Baby Dee

Safe Inside The Day

Drag City

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Cameristico e teatrale, ecco a voi Baby Dee, uno che si raffigura come un angelo in perpetua caduta, tragico ardente cuore di straccione travestito. Uno che si è fatto travolgere, rovesciare, strattonare, e non fa nulla per nascondere le cicatrici. Ovvero - se volete - la perfetta controparte carnale di Antony: laddove la voce dell'efebo pupillo loureediano è una costante sublimazione spirituale, Dee esala spiegazzato tormento, sofferenza pastosa e accorata, oppure amarezza ghignante, sbracata esasperazione o ancora un mormorio vaporoso. Baby Dee è cantante, ma anche valido pianista, arpista e fisarmonicista. E’ nato nel Cleveland chissà quanti anni fa, per poi tornarvi ad inizio millennio dopo una lunga parentesi newyorkese. Proprio Antony è stato tra i primi ad accorgersi di lui, poi conseguentemente David Tibet dei Current 93, infine i cari Superwolf, ovvero Will Oldham e Matt Sweeney, che poi sono i produttori di questo Safe Inside The Day, terzo album firmato Dee.

Rispetto ai lavori precedenti, certo affranto intimismo e l’oppiaceo raccoglimento cedono il passo a sbaragliamenti agri, si veda il cabaret grottesco di The Earlie King – tra marcetta caricaturale Waits e gotico sarcasmo Cave – ed il vaudeville arguto di The Only Bones That Show, nipotina spuria di That’s All dei Genesiscarburata ad amarezza ghignante. L’utilizzo quasi scenografico degli archi, le vampe degli ottoni, la chitarra dentellata e la ritmica flagrante compongono assieme al piano – pestato ora con rabbia ora con delicata trepidazione – e alla voce – disposta a spendersi in teatrali variazioni d’umore sul punto di farsi recital - un impasto fremente, una perorazione cangiante e malferma, turgida e fragile.

Vedi la pastosa title track, o la commovente solennità di A Compass Of The Light (tra il John Cale in Songs For Drella ed il Mark Hollis solista) o ancora la palpitante apprensione di You'll Find Your Footing, valzer sospeso tra carezzevoli mestizie d’archi. Se Fresh Out Of Candles sciorina una sapienza soul-errebì metropolitana che non può non rimandare a certe melliflue sordidezze Lou Reed, Flowers On The Trackscala sul tavolo l’eccellente padronanza orchestrale, giocando una mano circospetta per corde pizzicate e piano, poi quel violino che ti stringe l’anima per il più essenziale e struggente dei romanticismi. Per non dire dei sospetti prog che giungono da A Christimas Jig For A Three-Legged Cat e di quella Bad Kidneysche sembra una processione nomade sbrigliata jazzy, tra fisarmonica, piano elettrico, sax, ocarina, sibili e cori sbracati attorno ad un falò sotto chissà quale luna.

Insomma c’è il personaggio, c’è l’interprete, c’è il musicista: è spuntata una stella. Resta da vedere che ne pensa il cielo.

(7.3/10)

Scheda: Baby Dee

Pubblicazione: 19 Gennaio 2008

File under: rock teatrale

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