Arrivare fino a Seattle e tornare: il minimo necessario per una band nostrana di qualità, che ha come obiettivo quello di uscire dalla clandestinità carbonara indipendente? In un certo senso sì, dato che l’approdo su Sub Pop ha smosso un po’ di acque ed ha rivelato le potenzialità dei Jennifer Gentle anche a coloro che del sottobosco italiano se ne sono sempre fregati. E d’altra parte un singolo come I Do Dream You non può lasciare indifferente nemmeno un ascoltatore che non abbia mai sentito parlare della scena alternativa, tanto è il potenziale radiofonico di un pop così scanzonato. Ma questa è solo la punta dell’iceberg di un album con tre anime: quella più allegra e divertente, dove traspira appieno l’ironia e la goliardia di Marco e Alessio, quella più ragionata, dove lo spleen delle ballate rimanda direttamente alle atmosfere fiabesche di certe memorie anni settanta, ed infine quella più libera e sregolata, fatto di eccessi ed improvvisi spaesamenti.
Il viaggio intrapreso da Valende porta dritto al nucleo dell’album, quasi un percorso di progressiva assuefazione che culmina con gli intermezzi da menestrelli di The Garden (parte 1 & 2) e le follie psicotrope di Hessesopoa . È in questa traccia che l’aspetto free form prende il sopravvento, dando vita a visioni allucinate, caos lisergico e tremori spettrali; un incubo degno dei film di Polansky, un brano angosciante ed allo stesso tempo innocente che si dissolve in un effetto notte disturbato. Da qui il tragitto si fa inverso, con Golden Drawings e Liquid Coffee che tornano ad un clima incantato e carezzevole per poi arrivare al finale esuberante e scherzoso di Nothing Makes Sense. Un disco concepito non come semplice raccolta di brani da enumerare l’uno di seguito all’altro, bensì come un’opera ben strutturata ed allo stesso tempo variopinta, che merita l’attenzione speciale di quanti avranno l’accortezza di procurarselo.
(7.1/10)
Scheda: Jennifer Gentle
Pubblicazione: 01 Gennaio 2005
File under: Barrett Psych
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