Benché non propriamente in linea con le tendenze glitch ed electro-clash che di lì a poco si faranno largo nel mercato elettronico, Hei, prima prova dell’artista norvegese, viene felicemente accolta dalle riviste di musica specializzata. Su basi drill (drum)’n’bass, ma molto più frequentemente attraverso i breakbeat amati dal genio della Cornovaglia, il norvegese costruisce con gusto, come piccoli bonsai, timidi brani umorali e alcune composizioni più ritmate che trasformano gli scenari danzerecci della techno (come dell’house come della drum’n’bass) in giocosi quadretti dalle tinte pastello.
Il suono, fanciullesco e a volte autunnale, svela una sensibilità legata in ugual misura sia all’orientale che all’occidentale; in questa chiave, suoni acquatici (Politiska Dikten Återvänder, Teckningar Och Folk) e compostezze zen si mescolano all’uso svagatamene cameristico di strumenti acustici quali pianoforte, viola, violino e chitarra (un percorso che non sarà estraneo ai Sack Und Blumm e a molta nu elettronica tedesca). Hiorthøy possiede un occhio di riguardo per la musica giavanese (il gamelan per l'utilizzo di timbri acquatici) ma non tralascia altresì l’impronta techno detroitiana (le tastiere in Torture Happiness) e i suoni concreti (i dialoghi di Politiska Dikten Återvänder, le risate e le fischiettate di Giving And Talking Book e i piatti di Teckningar Och Folk); questi ultimi, benché in questa sede poco utilizzati, mettono a fuoco una weltanshauug a tratti infantile (Den Fula Skogen Bakom Köket) ma fondamentalmente domestica, giocosa, nitida e composta (Juli).
Caratteristica dell’artista è la reticenza a svelare i propri sentimenti: l’intimo svolgersi degli affetti domestici è di fatti catturato nella sua essenza eminentemente descrittiva, l’ideale contraltare a una natura silenziosa e invernale osservata dalla finestra di casa o dal finestrino di un’automobile (Hänger Långsamt I Luften, 12, Hip Hop Is A Way Of Life), oppure, come accade in divertite rivisitazioni di brani house (Giving And Talking Book è di fatto una versione ambient lo-fi di When I Fell In Love), la risacca flemmatica di mattine seguenti a feste danzerecce.
Hei non raggiunge le vette di I Care Because You Do (Aphex Twin, 1995) e il paragone in sé non sarebbe neppure corretto; piuttosto rappresenta una buona collezione di acquerelli sonori, un albo folk nell’era di un’umanità che attraverso l’elettronica riscopre se stessa, senza bisogno di parole.
(7.0/10)
Scheda: Kim Hiorthøy
Pubblicazione: 01 Gennaio 2002
File under: Elettronica
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