Recensione
Giant Herman Düne
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Folk Pop Voti redazione e staff

Herman Düne

Giant

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A chi consiglierei questo disco? A tutti quelli che sentono il bisogno d'un anello di congiunzione tra Jens Lekman e M. Ward, ovvero di un'andatura sciroccata & dinoccolata tra sogno e malinconia, tra mistero e scazzo, tra sentimento e gioco. Una voglia di pop che decide di partire dal folk-soul un po' come usava fare il giovane Van Morrison, sulla schiuma d'un entusiasmo brioso che metteva insieme quasi senza accorgersi mondi così lontani così vicini (non aspettatevi però né la voce né l'impeto del leone irlandese). Il tutto poi condito da effluvi latini - per non dire africani - con languida disinvoltura ed esiti stranianti, vedi il reggae strumentale di Baby Bigger (dall'inusitato retrogusto klezmer) e la soavità Paul Simon di No Master. Senza contare le brume tex-mex di una Your Name/My Game (tipo i Calexico alla camomilla) o il dylanismo caracollante di Glory Of Old.

Trombe, sax, flauti, slide guitar, cori (femminili) guizzanti e setosi, tante percussioni, insomma è una festa bucolica per questa band di fratelli svedesi sparsi nel mondo (Berlino, New York e Parigi), di cui ogni disco (con questo fanno sette in sei anni) sembra appunto celebrare la riunione. Forse non dovrebbero mai separarsi, magari così gestirebbero meglio l'evidente ipertrofia creativa: sono davvero troppe queste sedici canzoni, non basta il trepidante garbo e la sapiente modulazione di umori ad evitare una certa ripetitività, specialmente da metà programma in poi. Con tutto ciò, rimane un buon album per tutti gli indie rockers bisognosi di abbassare e ammorbidire i volumi. Un lavoro non banale, suadente ma non addomesticato. Forse neanche troppo innocuo (come in effetti sembra).

(6.3/10)

Scheda: Herman Düne

Pubblicazione: 01 Novembre 2006

File under: Folk Pop

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2006)

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