Recensione
Acoustics Hella
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Math post Voti redazione e staff

Hella

Acoustics

5 Rue Christine

Dopo una lunga pausa che ha visto i due membri originari degli Hella provare nuove strade soliste, e dopo le scorribande di Zach Hill, che ha prestato il suo batterismo a una miriade incalcolabile di progetti e collaborazioni (impedibili quelle con Greg Saunier e John Dietrich dei Deerhoof oltre al trio Flössin, nato dall’incontro tra Hill, il chitarrista sperimentale Christopher Willits e Kid 606), il duo di Sacramento ricomincia a fare passi avanti. Facendo qualche passo indietro.

Acoustics è in realtà il disco meno indicativo per un primo approccio al tipico Hella-sound. Eppure è uno delle più affascinanti produzioni dei due che, abbandonati i suoni elettrici e le fascinazioni per il Nintendo, mettono a nudo la loro tecnica. Uscito in origine per una label giapponese, l’album viene ristampato dalla 5 Rue Christine, anche per renderlo più facilmente reperibile. E ne vale la pena. Registrato interamente dal vivo e basato su rielaborazioni di brani tratti dall’esordio Hold Your Horse Is (5 Rue Christine, 2002) e dal più recente The Devil Isn’t Red (5 Rue Christine, 2004), l’ep sciorina l’essenza del suono nervoso ed eccentrico di Seim e Hill, attenuandone il lato più metal.

Free form e attenzione alla forma si alternano come nel più classico dei brani free jazz, ma in questo caso è l’approccio agli strumenti che salta subito all’occhio: la batteria e la chitarra, seppure sulla scorta di riff ben individuabili, cercano un linguaggio alternativo alle loro modalità esecutive tradizionali. Ne deriva un sound pieno, in cui a volte sembra di sentire un terzo strumento. Difficile non citare come riferimento i maestri sperimentatori Fred Frith e Chris Cutler, anche se negli Hella il superamento radicale del rock è più attenuato, meno sperimentale.

La formula è simile per quasi tutti i brani, che iniziano con un semplice riff di chitarra (1-800-Ghost Dance, Women of the 90's, Welcome to the Jungle Baby,Your Gunna Live!) per poi naufragare in mille direzioni attraverso interessanti digressioni guidate dalla batteria, che riescono a perdersi in un caos apparentemente irrecuperabile per poi ritrovarsi un attimo dopo. Un disco poco “d’impatto”, più riflessivo, in cui per forza di cose a risaltare sono le strutture più che gli effetti sonori, come nel quasi-psych-blues di The Devil Isn’t Red.
Un gradito ritorno.

(7.0/10)

Scheda: Hella

Pubblicazione: 01 Settembre 2006

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Daniele Follero
Daniele Follero (Album 2006)

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